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Cronaca

Insulta un carabiniere durante un controllo sul pianerottolo di casa: assolto perché non ci sono testimoni

La sola presenza della moglie dell'imputato dietro la porta non basta per configurare il reatyo di oltraggio a pubblico ufficiale

Insulta un maresciallo dei Carabinieri, ma non ci sono altre persone presenti, oltre loro due, e così scatta l’assoluzione.

La sentenza di primo grado ha trovato conferma anche in appello “perché il fatto non sussiste” in quanto l’imputato seppure avrebbe “espresso parole oltraggiose nei confronti del pubblico ufficiale”, è stata “provata l’assenza di altre persone oltre al soggetto ingiuriato”.

Nel caso specifico l’imputato “aveva espresso parole offensive nei confronti di un appuntato dei carabinieri intervenuto presso la sua abitazione per un controllo notturno, tuttavia sul pianerottolo dell’edificio condominiale al momento del fatto non erano presenti altre persone oltre alla moglie dell’imputato che era rimasta sulla porta dell’appartamento”.

La presenza del militare, dell’imputato e della moglie, secondo i giudici, non è sufficiente a ritenere “integrato il reato di oltraggio a pubblico ufficiale poiché elemento costitutivo dello stesso è la presenza di più persone al momento della pronuncia delle espressioni offensive, né poteva invocarsi il fatto che probabilmente gli altri condomini avessero percepito le frasi denigratorie considerato che la regola presuntiva non può sostituire la prova dell’elemento della struttura del reato ovvero la presenza di più persone al momento della commissione del fatto”.

Sarebbe bastata la presenza di un vicino “impiccione”, ad esempio, per portare alla condanna dell’imputato, ma così non è stato.

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