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"Ti scanno come un capretto", minacce di morte per farsi consegnare il pizzo: a processo

L'ombra dello stampo mafioso che avrebbe agito nel territorio dal 2005 al 2007. Per gli imputati è stato chiesto il decreto di rinvio al giudizio

Avrebbero operato nel nostro territorio e in quello nazionale, dal 2005 al 2007 come una vera e propria associazione a delinquere di stampo mafioso dal traffico di droga a ricettazione, minacce di morte al fine di farsi pagare il pizzo. Per gli oltre venti imputati, è stato chiesto il decreto di rinvio a giudizio e domani si terrà l'udienza davanti al giudice Avenoso.

Una squadra organizzata, con a capo due organizzatori-difesi dall'avvocato Massimo Degli Esposti. che avrebbero agito grazie all'aiuto di altri partecipanti: tra i reati contestati, oltre alla cessione, trasporto al fine di spaccio di cocaina, anche ripetute  minacce allo scopo di estorsione: "Se non mi dai l'attrezzatura ti scanno come un capretto".

Ed è con queste parole, che avrebbero costretto a farsi consegnare per un valore di circa 40mila euro, attrezzature edili da parte delle vittime. ma non finisce qui perchè secondo l'accusa, avrebbero ancora costretto a farsi dare in maniera continuativa assegni e firmare documenti. In particolare, "Dopo aver convinto con artifizi e raggiri a farsi dare 110mila euro in assegni a fronte di una procura rilasciatagli da uno degli imputati a vendere un appartamento a foligno, lo avrebbero costretto con violenza e minacce a farsi restituire la procura stessa.

Minacce anche contro la famiglia "Stai attento quando tua moglie e tua figlia vanno in motorino, portrebbe sempre succedere qualcosa". E' sotto queste parole, che si sarebbero fatti consegnare ancora assegni per 340mila euro, sottoscrizione di una vendita per un casolare, assegni in bianco. Pretendevano inoltre da alcune attività commerciali della provincia di Perugia, pagamenti del "pizzo", somme imprecisate di denaro con cadenza abituale, sotto ripetute minacce di morte. 

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