Punto nascita di Assisi, il Tar boccia il ricorso del Comune: "Chiusura decisione corretta"

Il giudici amministrativi hanno respinto dopo cinque anni le richieste di revisione della soppressione del reparto ospedaliero

Cinque anni per stabilire che la chiusura del punto nascita di Assisi è stata presa in maniera corretta.

Nel 2014 l’allora sindaco Ricci aveva presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale, tramite l’avvocato Delfo Berretti, contro la chiusura del punto nascita, chiamando in giudizio l’Azienda Unità Sanitaria Locale Umbria 1, rappresentata e difesa dagli avvocati Mario Rampini e Luca Benci, e l’Azienda Ospedaliera di Perugia, difesa dall'avvocato Lietta Calzoni.

Il Comune di Assisi chiedeva l’annullamento delle delibere con le quali era “stato adottato il progetto riorganizzazione dei punti nascita degli ospedali di territorio e il progetto di riqualificazione dell’ospedale di Assisi” e il relativo “cronoprogramma per la realizzazione dei progetti, prevedendo per l’attivazione di un percorso strutturato, la chiusura del punto nascita di Assisi” nonché di “ogni altro atto e provvedimento presupposto, consequenziale e comunque connesso o collegato a quello sopraindicato”.

Per il Comune sarebbe stato preso in considerazione il solo “numero dei nati”, ma non “la riduzione dei tagli cesarei, parametro in cui il punto nascita di Assisi eccelle” visto che “il costo del taglio cesareo sarebbe molto superiore per la finanza pubblica”. L’Azienda ospedaliera ha replicato che il dato “indefettibile” era quello delle 500 nascite ed Assisi era al di sotto.

Secondo i giudici amministrativi “l’accordo siglato dalla Conferenza Unificata Stato - Regioni - autonomie locali” rimane valido nelle sue linee guida sia “per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”, ma anche nella “razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno” e in alcuni casi “è stata eccezionalmente limitata a 500 parti all’anno”. Il punto nascita di Assisi, nel 2013, aveva registrato 207 parti.

Il Comune di Assisi avrebbe dovuto impugnare l’accordo Stato-Regioni e non le delibere, oppure la delibera della giunta regionale “con cui è stata definitivamente approvata la riorganizzazione della rete regionale dei punti nascita”.

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Per questo motivo il ricorso è stato rigettato e il Comune condannato al pagamento delle spese processuali.

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