Assisi. chiuso "bordello" cinese: ragazza malata costretta a vendersi

Nuovo centro massaggi cinese chiuso perchè in realtà era un locale a luci rosse. La Polizia ha scoperto tutto parlando con i pellegrini che si concedevano dopo la visita nei luoghi di San Francesco anche altri piaceri della carne

Smascherato dalla Polizia di Assisi un altro giro di prostituzione, questa volta ben “mimetizzato” all’interno di un centro massaggi orientali. Gli agenti avevano trovato la pista giusta dopo l'annuncio su un sito di incontri nazionali specializzato in locali particolari; in questo caso il centro si trovava a Santa Maria degli Angeli.

La convinzione che, anche in questo caso, all'interno del centro non si eseguissero semplicemente dei massaggi “estetici”, ma anche prestazioni sessuali a pagamento. Per scoprire cosa accadde all'interno è bastato intercettare i molti turisti in visita alla città che si concedevano oltre che una visita ai luoghi francescani anche altri piaceri più terreni, più carnali. Oltre a loro anche clienti del posto: assisani, bastioli e perugini. 

Tutti i clienti ascoltati hanno illustrato in maniera uniforme quello che accadeva all’interno: l’accoglienza era curata da una donna cinese la quale personalmente, o tramite una sua collaboratrice, provvedeva a farli accomodare in una della 4 stanzette “dedicate” alle prestazioni, per poi eseguire un normale massaggio.

VIDEO: CENTRO MASSAGGI CINESE CHIUSO

Pagando una somma extra il massaggio poteva essere “completato” con un rapporto sessuale. Il tariffario del centro estetico si basava sul diverso genere di prestazioni offerte: dai 30 ai 70 Euro. Durante li blitz all’interno del centro massaggi, gli investigatori hanno trovato due clienti in cerca di relax e due donne cinesi, tale W.A., del 73, itolare del centro estetico, e la sua dipendente, tale H.S., del 76, anch’essa cinese.

Il loro rapporto di lavoro subordinato, però, risulterà essere semplicemente la copertura di un vero e proprio sfruttamento della prostituzione: la più giovane, giunta ad Assisi da Milano nella prospettiva di un normale posto di lavoro, veniva pagata 800 Euro per lavorare “part-time” 4 ore al giorno come assistente massaggiatrice pur senza averne titolo abilitativo ma, in realtà, come accertato dagli investigatori, veniva sfruttata per più di 12 ore al giorno e costretta di fatto a compiere prestazioni sessuali. 

La giovane tra l’altro ha seri e invalidanti problemi di salute, condizione questa che di fatto rende ancor più grave la sua condizione di sfruttamento. Alla “ gestione di tale illecita attività” contribuiva anche il marito della titolare del centro, tale H.Q., cinese del ‘70, disoccupato, il quale non solo provvedeva ad accompagnarle sul posto di lavoro e a riportarle a casa alla sera, ma si occupava della gestione del “marketing” dell’attività, fornendo l’utenza telefonica cellulare per i clienti indicata nell’inserzione pubblicitaria pubblicata su siti web specializzati.

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Il marito, in realtà, risulterà aver contribuito fattivamente nell’attività commerciale della consorte anche per un altro particolare motivo: come i poliziotti sospettavano e come la stessa imprenditrice ammetterà, il suo titolo professionale di “massaggiatrice specializzata”, appeso in bella evidenza all’ingresso del suo centro, è risultato falso.

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