Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Dipendente del Comune di Assisi licenziata per assenteismo, ma in tribunale viene assolta

Attesa per la Cassazione chiamata a decidere sul licenziamento avvenuto con le norme della legge Madia

Licenziata dal lavoro, finita sotto processo davanti al Tribunale penale di Perugia e con la contestazione della Corte dei conti per il danno inflitto al Comune di Assisi per aver “rubato” delle ore sul luogo di lavoro. Oggi, però, la dipendente comunale, assistita dall’avvocato Elena Ferrara, è stata assolta in Corte d’appello.

I giudici d’appello, su richiesta del procuratore generale, hanno confermato quando già motivato dal giudice per l’udienza preliminare che ha sentenziato per il non luogo a procedere per tenuità del fatto.

La donna era accusata di truffa aggravata e di aver attestato falsamente la sua presenza in servizio, quando in realtà aveva lasciato il lavoro prima dell’orario d’uscita. Per quattro giorni, nel marzo del 2017, la dipendente era andata via dall’ufficio alle 17 attestando invece falsamente di essere stata presente fino alle 18.

Le indagini difensive, però, avevano dimostrato che in quei giorni la dipendente non aveva usufruito della pausa pranzo, in quanto il front office turistico del Comune di Assisi faceva orario continuato. La donna, quindi, avrebbe chiuso in anticipo l’ufficio avendo svolto per intero l’orario di sua competenza.

L'ufficio del turismo, proprio per le modalità di apertura in una città turistica come Assisi, è stato dato in affidamento ad una cooperativa che gestisce tutto con modalità e orari diversi da un dipendente pubblico.

Sia il gup sia i giudici di appello hanno ritenuto valida questa ricostruzione, optando per la tenuità del fatto e per la bassa somma che avrebbe “sottratto” al Comune: 64 euro. Il gup aveva anche rigetato la richiesta di costitutzione di parte civile da parte dell'ente comunale.

La Corte dei conti, chiamata in causa, aveva chiesto la condanna a risarcire 20mila euro (cioè sei mesi di stipendio per danno d’immagine), perché così imponeva la legge all’epoca. In sede di dibattimento, però, l’avvocato Siro Centofanti (che segue la donna anche nella vicenda del licenziamento, adesso davanti alla Cassazione dopo che in primo grado e in appello era stato confermato il licenziamento con la legge Madia), aveva sollevato l’incostituzionalità proprio della norma relativa al risarcimento. La Corte Costituzionale ha accolto la richiesta, creando un vuoto legislativo in merito, non ancora colmato dal legislatore.

Adesso con la conferma dell’assoluzione e il pagamento del danno appurato, si attende la decisione della Cassazione sul licenziamento della dipendente.

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