Cronaca

Assenteismo in Provincia: andavano a giocare al lotto o a trovare i genitori, condannati cinque dipendenti

La prescrizione in sede penale e una nuova norma sul danno d'immagine li salva da 10mila euro di risarcimento: dovranno pagare tra 1.500 e 700 euro

La Corte dei conti ha condannato cinque dipendenti della Provincia di Perugia accusati di assenteismo. La Procura contabile chiedeva una condanna ad oltre 60mila euro di risarcimento per danno erariale e di immagine. I giudici contabili hanno sensibilmente ridotto le richieste, escludendo in alcuni casi il danno d’immagine, e riconducendo il danno erariale al computo delle effettive ore di assenza dal lavoro.

Secondo la Procura contabile i cinque si sarebbero resi responsabili di “assenze ingiustificate” accertate dal Nucleo Carabinieri dell'Ispettorato del lavoro, tanto da essere sottoposti ad “ordine di custodia cautelare”.

In particolare si contestava ai cinque diverse assenze non giustificate tra il 1° maggio e il 30 novembre 2009. Per la Procura tali assenze “costituiscono allontanamenti illegittimi dal luogo di lavoro e dai compiti assegnati, per i quali la Pubblica amministrazione, ossia la Provincia di Perugia, ha registrato come normale orario di lavoro al fine della corresponsione delle relative spettanze economiche, essendo stata indotta in errore dagli stessi dipendenti che, mediante gli artifizi che risultano ampiamente descritti nella documentazione acquisita e in atti, simulavano fraudolentemente la loro presenza al lavoro, quando invece se ne allontanavano per svolgere attività estranee ai loro compiti di servizio”.

Dalle indagini dei militari emergeva che i sistemi di videoripresa, installati a seguito di delega della Procura penale, avevano consentito di monitorare e registrare immagini relative a tre rilevatori marcatempo (badge), e relative altri ingressi all’edificio e all'ingresso del garage. Dai pedinamenti venivano accertati “gli effettivi movimenti dei dipendenti della Provincia e, quindi, i luoghi da essi frequentati e la loro attività fuori dal luogo di lavoro, supportati, in alcuni casi, da fotografie e altre rilevazioni”. Le assenze “non erano state registrate dal sistema e che, pertanto, esse erano state considerate e contabilizzate come normale orario di lavoro”.

La Procura, in aggiunta al danno patrimoniale, riteneva sussistente anche il danno all'immagine per la Provincia di Perugia, quantificato in 10.000 euro per ciascun dipendente.

Secondo le indagini i dipendenti avrebbero, con modalità diverse, “sistematicamente nei giorni del rientro pomeridiano, di martedì e giovedì, al termine dell'orario di lavoro mattiniero” timbrato il badge in uscita, senza allontanarsi dall’ufficio, “per poi timbrare nuovamente l'ingresso dopo circa 30 minuti, verosimilmente per simulare la pausa pranzo, per poi allontanarsi dal luogo di lavoro e, come verificato in diverse occasioni dai militari operanti, mediante servizi di pedinamento ovvero tramite il rilevatore di posizione GPS, per recarsi in ... presso l'abitazione dei propri genitori” o per altre incombenze personali, tipo recarsi in “due differenti ricevitorie del Lotto” per giocare. In un altro caso un dipendente “sistematicamente…, al mattino dopo aver timbrato l'ingresso al lavoro esce dall'edificio per andare a parcheggiare la propria autovettura nel vicino piazzale Bove, mentre al termine dell'orario di lavoro prima di timbrare la relativa uscita, esce per recarsi nel vicino piazzale Bove per riprendere la propria autovettura, ed il tutto allontanandosi dal luogo di lavoro, mediamente per 20 minuti al giorno”.

Gli impiegati erano difesi dagli avvocati Mario Rampini, Francesca Tosti, Simone Pillon, Marco Malfagia, Nicolò Grillo, Claudio Rotunno hanno sostenuto di non aver commesso i fatti con “modalità fraudolente” in quanto gli allontanamenti sarebbero avvenuti “puramente e semplicemente, senza sotterfugio alcuno, dalla sede della Provincia di Via Palermo, omettendo di timbrare il cartellino in uscita”, al massimo lesinando “una manciata di minuti per volta”.

Nel frattempo si sono verificati due eventi: il Tribunale di Perugia ha emesso una sentenza “di non luogo a procedere nei confronti degli odierni convenuti per intervenuta prescrizione”; poi è intervenuta una nuova norma legislativa che incide sul danno all’immagine, abbattendo le richieste della Procura contabile.

I convenuti, quindi, sono stati condannati a pagare 500 euro per il danno di immagine e tra i 1.000 e i 170 euro per il danno patrimoniale, invece dei 10mila euro richiesti dalla Procura contabile.

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