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Assenteismo in Comune, la Procura contabile chiede 20mila euro di danni alla dipendente "infedele"

Dalla vicenda di assenteismo ad Assisi sono nati un processo penale, uno di lavoro per il licenziamento e uno davanti alla Corte di conti

Chiudeva l’ufficio anzitempo per occuparsi di questioni personali. Ne era nato un procedimento penale per assenteismo (concluso con un non luogo a procedere per tenuità del fatto), un giudizio davanti al giudice del lavoro (con licenziamento della dipendente) e un procedimento davanti alla Corte dei conti dell’Umbria per danno d’immagine (il danno erariale è stato sottoposto all’attenzione della Corte costituzionale che ha dichiarato nulle le norme a riguardo per eccesso di delega). Adesso i giudici contabili hanno chiuso il procedimento anche per danno d’immagine, essendo stato risarcito anche questo.

La donna, difesa dall’avvocato Siro Centofanti, era stata chiamata in giudizio per “sentirla condannare al pagamento di 20.064,81 euro, oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giustizia, in favore del Comune di Assisi”. Sulla base delle indagini svolte, la dipendente “dell’Ufficio turismo del predetto ente locale, attestava falsamente la propria presenza in servizio nei giorni 20, 22, 27 e 29 marzo 2017 tra le 17:00 e le 18:00”.

L’ufficio turismo è posto in un luogo diverso da quello degli uffici del Comune e i dipendenti usano il badge per entrare, ma l’uscita viene registrata su fogli poi acquisiti dagli uffici.

La Procura regionale, analizzando i tabulati già acquisiti nel processo penale, ha stabilito che la dipendente si allontanava dal luogo del lavoro, “contestando conseguenzialmente un danno pari a 64,81 euro derivante dalla percezione indebita della retribuzione”. Chiedendo, però, la condanna al pagamento di 20.000 euro.

La dipendente si è difesa, in tutti i luoghi in cui è stata chiamata a rispondere delle contestazioni, “che avrebbe sempre lavorato per tutto il giorno senza fruire di pausa pranzo, essendo peraltro l’unica dipendente dell’ufficio ad avere dato disponibilità alla permanenza anche nel pomeriggio”. Le assenze contestate sarebbero frutto di errori nella compilazione dei moduli, anche a diversi giorni di distanza, non potendo “ricordare con precisione l’orario di uscita”. Non vi era, quindi, l’intenzione di frodare il Comune sull’orario di lavoro, visto che anche l’eventuale retribuzione indebita era quantificata in poche decine di euro. Manifestando subito la disponibilità a risarcire il danno.

Dopo la dichiarazione di incostituzionalità delle norme sul danno erariale, secondo la difesa, anche il danno all’immagine verrebbe a cadere. Secondo i giudici contabili “nel caso concreto deve trovare applicazione la norma generale la quale, proprio in virtù degli effetti retroattivi della pronuncia di incostituzionalità che ha colpito la norma speciale in materia di assenteismo pubblico, è come se non fosse mai stata derogata da quest’ultima disposizione”.

Risultando che la ex dipendente ha già provveduto a pagare sia il danno patrimoniale sia quello all’immagine, questo vada considerato “a titolo definitivo e senza riserve”, con effetti di cessazione del giudizio.

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