Non versa gli alimenti perché licenziato, giustizia bifronte in Tribunale: uno assolto, l'altro condannato

Due sentenze opposte, una civile e una penale, per due padri che non pagavano il mantenimento dopo aver perso il lavoro

La crisi economica e il licenziamento non sono scuse valide per non pagare il mantenimento dei figli o provvedere ai loro bisogni. Basta togliere, dalla frase precedente, l’avverbio di negazione (non) per cambiarne completamente il senso. Ed è quanto accade se si confrontano due sentenze, una civile e una penale, emesse a Perugia nei confronti di due padri separati alle prese con licenziamento e spese da pagare.

In sede civile, ad esempio, un padre, a fronte di una richiesta di revisione delle condizioni di divorzio, si è visto respingere l’esenzione dal pagamento del mantenimento in quanto era “stato licenziato dall’azienda in cui lavorava … percependo la relativa indennità Naspi”. Per il collegio di giudici “la misura del reddito del ricorrente risultante dalla documentazione Naspi” e quella “patrimoniale dello stesso non fanno affatto venir meno l’obbligo di contribuire al mantenimento della prole in una misura congrua e idonea a garantire le più elementari necessità”. Considerando anche che l’uomo ha “un’età nella quale la astratta capacità reddituale è ancora piena e può risolversi nella proficua ricerca di una attività lavorativa anche occasionale”.

Da qui il rigetto dell’istanza di revisione delle condizioni di divorzio e la conferma del versamento dell’assegno mensile. Contro la richiesta si era costituita, tramite l'avvocato Simone Marchetti, la ex moglie.

Nel penale, invece, il giudice ha deciso per la non punibilità di un padre che non versava più il mantenimento per i figli dopo aver perso il lavoro (anche se aveva continuato a pagare altre spese previste nella sentenza di divorzio).

L’uomo, difeso dall’avvocato Ilaria Iannucci, era accusato di aver “violato gli obblighi di natura economica stabiliti dal giudice” sottraendosi “all’assistenza materiale” dei figli “omettendo di corrispondere qualsiasi contributo al loro mantenimento”.

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In aula, però, l’uomo ha dimostrato di aver perso il lavoro, ma pur da disoccupato non ha mancato di pagare l’affitto della casa dove vivono i figli e altre spese quotidiane. E il giudice lo ha assolto.

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