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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Ascensore del tribunale precipita nel vuoto con un magistrato all'interno: in 8 sotto processo

Lesioni personali gravissime e frode nelle pubbliche fornitura per l'incidente nel palazzo di giustizia romano. A decidere per competenza territoriale saranno i giudici perugini

Lesioni personali colpose e frode nelle pubbliche forniture. Sono le accuse che hanno portato in tribunale a Perugia 8 persone, per le quali la Procura ha chiesto il processo dopo che un ascensore era scagliato verso l’alto all’interno del Tribunale di Roma. Il processo è stato trasferito a Perugia per compentenza in quanto nella cabina dell’ascensore era presente un magistrato romano.

Secondo la Procura gli imputati avrebbero omesso “le doverose e necessarie attività di manutenzione e controllo dell’impianto elevatore … in funzione presso il palazzo di giustizia di piazzale Clodio, finalizzate alla tutela dell’incolumità dei lavoratori” del tribunale romano, provocando ad un magistrato “un trauma polifratturativo ad entrambi gli arti inferiori, in particolare alla gamba sinistra ed al piede destro con limitazioni dell’esplicazione delle ordinarie occupazioni, in particolare un aggravamento della capacità deambulatoria con una compromissione permanente dell’autonomia funzionale” e un impedimento al lavoro superiore ai 40 giorni.

Gli otto, difesi dagli avvocati perugini Francesco Cinque e Andrea Chinea, oltre che da legali romani, non avrebbero effettuato la corretta manutenzione degli ascensori e anche le verifiche periodiche sarebbero state carenti, “non esperendo le prove di funzionamento di sicurezza e di scorimento delle funi nella gola della puleggia di trazione”, a fronte di una “grave usura strutturale e funzionale del dispositivo stesso”.

Una condizione che avrebbe provocato prima la caduta dell’ascensore al piano -1, poi una folle risalità fino al quarto piano, con la corsa interrotta solo dal solaio di cemento, con il magistrato scagliato in alto e in basso dalla violenza del contraccolpo.

Le mancanze nella manutenzione e nei controlli, inoltre, secondo la Procura si configurano come frode nei confronti dello Stato per un servizio pagato, ma non effettuato.

L'udienza è stata fissata per il 28 ottobre.

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