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Il tesoro dimenticato dai perugini: "Uno scrigno di arte, storia e cultura da inserire nell'Art Bonus"

L'appello del commissario Adisu Luca Ferrucci: "Salviamo San Benedetto dei Condotti"

“San Benedetto dei Condotti: un vero scrigno di arte, storia e cultura. Deve diventare un luogo da condividere, per tanti perugini e non”. Ha espresso questa ferma convinzione il Commissario Adisu Luca Ferrucci, al termine di un sopralluogo effettuato con alcuni dipendenti ed ex, riuniti nell’Associazione Amici Adisu, presieduta dal dinamico Gian Paolo Marras.

Innanzi tutto, è necessario annoverare la chiesa e l’ex monastero, oggi sede Adisu, nella categoria dei beni culturali inseriti nell’Art Bonus. È l’unico modo per poter reperire fondi da pubblico e privato. Per farne che? Per portare a compimento restauri e recuperi, egregiamente avviati durante il periodo del commissariato di Maurizio Oliviero. 

Un esempio per tutti: il coro ligneo in disfacimento che è stato perfettamente restaurato e ricollocato nella chiesa di Santa Maria dei Condotti. Ma il nome… da che deriva? Dal fatto che lì sotto, per tutta via del Fagiano, risalendo poi per via Appia, corrono le tubature (“condotti”) che adducono acqua da Monte Pacciano. Ma, nominalismi a parte, in quella chiesa sono conservati splendidi affreschi e altro c’è da riportare alla luce e restaurare. La chiesa di Santa Maria Novella è tardogotica, con quattro Cappelle laterali. Il campanile, orientaleggiante, è da alcuni attribuito a Galeazzo Alessi, che avrebbe civettato col bizantino.

All’interno, affreschi che testimoniano devozioni monastiche benedettine, documentate da icone di Santa Scolastica e Benedetto, con opere di tutto riguardo. Tra esse, un San Cristoforo e un San Sebastiano che fanno ipotizzare la presenza di un “hospitale” per appestati. A far capo dagli anni Ottanta, sono partiti gli interventi di risanamento strutturale e, in parte, di restauro artistico. Ci sono Cristi e Annunciazioni di scuola peruginesca non molto conosciuti. Poi, davanti all’altare demolito, un pavimento di antica ceramica derutese del 1500, che andrebbe circoscritto e opportunamente tutelato. L’insieme del complesso è meritevole di essere segnalato nelle guide cittadine e deve entrare a pieno diritto nel circuito turistico-culturale.

Insomma: resta ancora parecchio da fare e Ferrucci ha idee chiare in proposito. Partire, intanto, dall’opuscolo realizzato in collaborazione con l’Aba e il suo direttore, Paolo Belardi, che ha fatto compiere, agli studenti dell’Accademia di Belle Arti e ai suoi di Ingegneria, la ricerca storico-artistica e il rilievo architettonico.

Poi: costituire una Commissione, composta da storici, iconologi, studiosi e storici dell’arte. A questo organismo il compito di individuare punti di forza e criticità, ipotizzando un percorso teso alla valorizzazione e alla diffusione di una maggiore conoscenza di queste importanti risorse. “Per portare gli studenti e la città  a fruire di questi beni che appartengono a tutti”, dice convinto il noto economista dello Studium perusinum.

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