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Spari intimidatori, soldi falsi e droga: sgominato clan in odore di 'ndrangheta

Sono stati eseguiti nelle prime ore di oggi, 1° aprile, due ordinanze di custodia cautelare in carcere, e arresti e tre fermi. L'indagine è nata a seguito di alcuni spari intimidatori ai danni di due attività commerciali

Una vicenda ancora dai lati oscuri e che aspetta solo di essere chiarita in ogni suo angolo più buio. Un’inchiesta lunga, terminata, in alcuni suoi aspetti oggi (1 aprile), a seguito dell’arresto di due persone, ritenute responsabili di spari intimidatori a danno di due attività commerciali e a capo di un “clan” che ha portato, sempre oggi, su disposizione della procura della Repubblica di Perugia, al fermo di tre persone e a due ordinanze di custodia cautelare. I reati contestati, sono a vario titolo, estorsione, danneggiamento aggravato e porto illegale di arma comune da sparo.

LA STORIA - Responsabile dell’intera vicenda Antonio Procopio, parente dello stesso Procopio indagato per l’omicidio di Provenzano e successivamente assolto. L’uomo, secondo la ricostruzione dei fatti, legato sentimentalmente a Benedetta Lucaroni, proprietaria del ristorante Il Simposio, si sarebbe reso colpevole del gesto intimidatorio ai danni della pescheria “Angolo del pesce”, a Ponte San Giovanni. Un gesto incosciente dovuto a quei debiti che la donna aveva proprio con il proprietario della nota pescheria.

Ad affittare il locale dove si trovava il ristorante della Lucaroni era stato, infatti, lo stesso proprietario della pescheria “Angolo del pesce” che nell’ultimo periodo non si era visto accreditare le mensilità dovute. Da qui nascono i primi diverbi e l’uomo chiede la cifra che gli spetta. Procopio, non ci pensa due volte, e intorno alle 22, commette il gesto, travestito con una parrucca bionda, una maschera e un pastrano.

A pochi chilometri di distanza una donna sta prelevando al bancomat e sente un tonfo sordo. Rintracciata dai carabinieri, riferisce proprio di quello strano rumore. I militari prendono visione di decine di filmati e riescono a individuare un’auto sospetta che si aggira nei locali della pescheria proprio alla stessa ora dello strano boato udito dal testimone.

Si tratta di un Renault Exort furgonata che procedo lungo la strada a fari spenti. La stessa auto che, effettuando le dovute ricerca, appare di proprietà proprio del ristorante il Simpisio. Ma Procopio, giudicato dagli stessi militari “uomo pericoloso e dalla mente criminale”, commette l’ennesimo passo falso.
È il 25 marzo quando i proprietari della pasticceria Duranti denunciano di essere stati protagonisti di un gesto intimidatorio che, ascoltando le testimonianze sembra essere stato effettuato nelle stesse identiche modalità. Risalire a Procopio risulta essere molto più semplice questa volta. Nelle stessa mattinata l’uomo sarebbe, infatti, entrato nel locale, e dopo aver fatto colazione si sarebbe scagliato contro la commessa della pasticceria, insistendo sul fatto di aver ricevuto in resto dei soldi falsi. La donna insiste e decide di non cambiare la banconota. Il malvivente irritato dalla reazione, e probabilmente dal fatto di non essere riuscito ad incutere il timore sperato, decide la sera stessa di sparare contro il locale. Dopo alcune ricerche e prove schiaccianti si arriva all'arresto dei due.

Ma l’inchiesta va avanti ed a finirci in mezzo sono anche un uomo originario del Sud Italia, due perugini e due stranieri. Il primo, parente dello steso Procopio, che Insieme a Krasimir, di nazionalità bulgara, è ritenuto colpevole di aver aiutato il malvivente occultando l’arma da fuoco, mentre a procurare i fucili sarebbe stato Basha Bibbit, responsabili molto probabilmente anche di alcuni furti nel perugino.

Le ulteriore indagini hanno portato anche all’arresto in flagrante di Mirco Angelini trovato in possesso di un’arma da fuoco, sempre un fucile, ed a quello di Diego Mangialasche, arrestato invece per spaccio. Un vero e proprio clan che farebbe presupporre un giro criminale fatto di gesti intimidatori, soldi falsi, prodotti proprio dalla Benedetti, e spaccio di cocaina. Adesso i carabinieri stanno cercando di appurare che non vi sia dietro tutta questa storia la mano della ‘Ndrangheta.

LA REDAZIONE - Teniamo a precisare che non è accusato ed è completamente estraneo Mirco Mangialasche. Non c'è nessun riferimento a lui nell'inchiesta. Tanto si doveva per la correttezza dell'informazione.

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