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Rapine e assalti alle abitazioni, 37enne arrestato: il trucco per fregare la polizia non funziona

Stanato dagli agenti della mobile a Ponte San Giovanni. Ma la storia è lunga e va indietro di mesi

Furti e rapine a Perugia, uomo arrestato dagli agenti della squadra mobile. Si tratta di H.V., trentasettenne albanese, stanato dagli agenti a Ponte San Giovanni. Ma la storia è lunga e va indietro di mesi.

All’alba del 2 febbraio, gli uomini della Sezione “Reati contro il patrimonio” della Squadra Mobile di Perugia, hanno concluso un’articolata attività d’indagine su un pericoloso gruppo criminale albanese. “I malviventi – spiegano i poliziotti - , nel corso di un assalto a un’abitazione a Ponte Felcino, avevano addirittura picchiato a sangue un giovane quattordicenne che li aveva sorpresi in azione”. Così in tre finirono in manette: B. B., albanese dell’82, D. A., albanese dell’83, K. E., albanese dell’82. Il quarto componente del gruppo criminale, H. V. albanese del 1979, era riuscito a sottrarsi alla cattura e a scappare.

Il 15 aprile, però, il 37enne è stato individuato su un volo proveniente dall’Albania e diretto a Perugia. Il malvivente è stato arrestato all’aeroporto. Le manette, però, gli sono state tolte in poco tempo. H.V. ha fornito agli agenti la documentazione che attestava il suo impiego come giardinieri in una casa di riposo di Roma. Così il Tribunale del Riesame ha annullato l'ordinanza applicativa della misura cautelare e lui è tornato in libertà. Ma non finisce qui. La Squadra Mobile di Perugia non ha mollato l’osso e ha continuato ad indagare.
“Dagli accertamenti svolti – spiega la polizia – è emerso che la società datrice di lavoro era inattiva dal 2013, ovvero circa due anni e mezzo prima dell'assunzione dell'H., l'oggetto della società era finalizzato ad attività di perforazioni e trivellazioni e nulla avendo a che fare con la gestione di residence per anziani; nei luoghi dove, a dire dell'H., aveva sede la casa di riposo presso cui lavorava come giardiniere, v’erano solo alcuni immobili in costruzione, attualmente non completati e in stato di abbandono”. Traduzione: un trucco per fregale la polizia.  A quel punto l’alibi dell’H. V. ha iniziato a vacillare pesantemente. E il trucco del lavoro, secondo quanto stabilito dalle indagini, non era una novità: “Dagli ulteriori accertamenti effettuati – scrive la squadra mobile - emergeva altresì che questi non era nuovo a tali comportamenti e che anche in occasione di precedenti arresti aveva offerto false attestazioni su pregressi rapporti di lavoro per far credere all’Autorità Giudiziaria di essere un onesto lavoratore del tutto estraneo ai fatti attribuiti, tutti delitti contro il patrimonio”.

L’alibi dell’H. V. è crollato del tutto: e così il Gip ha emesso a suo carico due ordinanze di custodia cautelare in carcere. “La prima – spiega la polizia - poiché ha reso false dichiarazioni innanzi al giudice e la seconda per i furti e rapine già commesse e meglio descritte nell’antefatto, per i quali, come detto, il Tribunale del Riesame lo aveva scarcerato poiché “tratto in inganno” proprio dalle false dichiarazioni innanzi allo stesso rese”.
La storia finisce qui: stanato a Ponte San Giovanni, arrestato e rinchiuso nel carcere di Capanne. H.V., non senza fatica, è stato rintracciato dalla quarta sezione dopo prolungate ricerche in Ponte San Giovanni e tratto in arresto. Attualmente si trova detenuto presso il carcere di Capanne.

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