Arresti per 'ndrangheta, la cosca perugina faceva paura: "Basta una mia parola e si pisciano addosso"

Dalle intercettazioni analizzate dai magistrati emergono storie inquientanti che rendono conto di quanto era radicata nel capoluogo. Persino un medico si rivolge a loro per riparare un torto fatto alla figlia

La cosca umbra, seppur senza elementi di grande spicco e colleti bianchi laureati, non solo prendeva ordini dalle famiglie dai clan delle ndrine calabresi - "qui non si può fare niente... se non lo sanno quelli laggiù": si evince da una intercettazione - ma si stava imponendo a livello economico, a quello criminale e persino come punto di riferimento - di alcuni corregionali - per vendicare torti subiti o regolamenti di conti. Intimidazioni, violenza, soldi, usura e truffe erano le armi utilizzate per inquinare e uccidere le aziende locali, l'economia sana del territorio. Il tutto per favorire il proprio business e seminare il terrore.

Nelle carte uno degli uomini forti e appoggiati (dalla Calabria) della cosca umbra sarebbe Antonio Ribecco che non esiterebbe a minacciare con metodo mafioso una ditta edile di villa Pitignana per cercare di soffiargli l'appalto di un centro commerciale in zona Corciano. Intimidazione, minacce e tentativo di estorsione per far dare l'appalto alla ditta vicina alla cosca che i magistrati attribuiscono all'altro indagato Benincasa. Almeno di questo sono convinti i magistrati che hanno intercettato le conversazioni e incrociato le cose dette con testimonianze e fatti poi accaduti. "Sono andato in ufficio e gli ho detto: come vi permettete a mandare ad Ellera a fare lavori. Se no domattina provate il piombo ad andare la.." "Se andate la domattina neanche il camion trovate".

La cosca umbra maneggia anche armi pesanti. Le possiede e le rivende anche al mercato nero. Dalle intercettazioni emerge che per le loro mani sono passate: una pistola Smith Wesson e fucile Kalashnikov. Alla cosca umbra, attraverso Ribecco, si rivolge direttamente - secondo le carte e le intercettazioni - persino un medico residente a Perugia ma in servizio in un ospedale umbro. Il medico chiede un intervento degli amici per dare un avvertimento (o una lezione?) ad un giovane della comunità marocchina che avrebbe creato problemi alla figlia. Il soggetto era definito pericoloso. Il medico viene accontentato dato che il capo invia un suo sottoposto per risolvere la questione.

E poi il business della droga che la cosca gestisce per conto di altri e in piccola parte in proprio: la cocaina arriva a fiumi - si parla nelle intercettazioni di tanti chili - dalla Calabria e altre sostanze da Milano. In particolare il porto di Gioia Tauro è il luogo di arrivo e di trattativa per l'import della "neve" in Umbria. Il capo locale, uno dei capi sarebbe più giusto dire, Ribecco, si vantava di aver preso il sopravvento su tutta la criminalità a Perugia con legami agli ambienti non sani della Calabria: io li faccio pisciare addosso a questo... basta una parola e si pisciano addosso". 

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