Cronaca

Il passato torna a perseguitarlo: niente licenza di caccia per una condanna di 41 anni fa

L'uomo ha ottenuto la riabilitazione, ma per il Tribunale amministrativo regionale non basta per dimostrare l'affidabilità a detenere armi e munizioni

Una condanna per furto e calunnia, con sentenza di 40 anni fa, gli costa il rinnovo della licenza di caccia.

Un uomo, difeso dagli avvocati Mariagiovanna Belardinelli e Sandro Picchiarelli, si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria per contestare il rifiuto di rinnovare la licenza di caccia da parte della Questura di Perugia e della Prefettura di Perugia, sulla base di una sentenza passata in giudicato nel 1980 e per la quale l’uomo aveva ottenuto la riabilitazione (cioè la cancellazione di quella sentenza da tutti i documenti che lo riguardano, tranne i casellari delle forze dell’ordine).

Secondo Questura e Prefettura, quella sentenza di condanna ad 1 anno e 5 mesi è ancora segno della pericolosità del soggetto, o quanto meno della inaffidabilità a detenere fucili e munizioni.

Secondo una interpretazione di una circolare ministeriale la riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, ma non si estende alla rimozione della presunzione di inaffidabilità all’uso delle armi del condannato.

Per i difensori dell’uomo “sarebbe illegittimo il diniego di rinnovo della licenza motivato soltanto sulla base della presenza, per di più risalente nel tempo, di una sentenza penale di condanna ... e ciò a maggior ragione se, già prima del rilascio del primo titolo di polizia, era intervenuta la riabilitazione dell’interessato”.

I giudici amministrativi hanno ritenuto che il Testo unico di pubblica sicurezza “pone una presunzione legislativa assoluta di pericolosità sociale ed inidoneità all’uso delle armi” a fronte di alcuni reati, indipendentemente dalla riabilitazione e dal periodo trascorso dalla sentenza. Ne deriva il rigetto del ricorso, ma con spese compensate.

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