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Acqua, pozzi e terreni malati: altri sequestri, cresce l'area della Valle dei Fuochi dell'Umbria

Nuovi dati dall'Arpa sul contagio pericoloso di falde acquifere e dei terreni. Immediato il max sequestro dei Noe. In zona rilevato uno strano aumento di tumori: cresce la rabbia e la paura dei cittadini di Piegaro e Panicale. Sigilli anche all'ex Centrale Enel

Acqua, terreno e pozzi altamente inquinati. Altri ettari importanti della cosiddetta Valle dei Fuochi umbra - a Pietrafitta di Piegaro -, dove si sospetta uno sversamento di rifiuti nel terreno andato avanti per decenni, sono stati ufficialmente posti sotto sequestro dai Carabinieri del Noe attivi nell'area, insieme all'Arpa, dal 15 giugno scorso quando avvenne il sequestro dell'ex bacino minerario dove Enel estraeva la lignite.  

E' stato sequetrata, questa mattina, l'ex centrale Enel, un terreno limitrofo, un'area di tre ettari che confina con il lago artificiale ora utilizzato per la pesca sportiva. Sigilli anche a tre pozzi presenti nel territorio del comune di Panicale. Terra, strutture e pozzi di proprietà rispettivamente della Enel spa e della Valnestore (società pubblica con quote della Provincia e dei comuni di Piegaro e Panicale). 

I nuovi sequestri ordinati dalla Procura della Repubblica, che ha mobilitato i militari del Noe, arrivano dopo lo studio dei primi dati sulla qualità di acqua (superficiali e sotterranee) e terreno elaborati dall'Agenzia regionale per l'ambiente.  "E' stata accertata - scrivono i Noe - la criticità di natura ambientali afferenti al superamento delle 'Concentrazioni delle soglie di contaminazione', nonchè alla presenza di rifiuti abbandonati all'interno dell'ex centrale Enel". 

Ulteriori prove del presunto disastro ambientale che sta emergendo in questa area, ex industriale, dove in molti da tempo denunciano un anomalo aumento dei tumori e altri mali rispetto alla media regionale. Si cerca di capire cosa sia stato interrato a livello di rifiuti e gli eventuali rischi sia per la popolazione che per il settore agricolo molto sviluppato nella Valnestore. Massimo riserbo dagli inquirenti che continuano le indagini sulla Valle dei Fuochi dell'Umbria. 

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