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Arconi medievali, esplode la polemica: "Quello scempio di cemento è un affronto"

“Uno scandalo? Di più! Uno scempio, la distruzione di un’identità di carattere urbanistico”. Lo afferma un architetto di riconosciuto valore

“Uno scandalo? Di più! Uno scempio, la distruzione di un’identità di carattere urbanistico”. Lo afferma un architetto di riconosciuto valore. Che argomenta l’affermazione in questi termini: “Vede, stanno distruggendo una ricorrenza dell’architettura medievale. Gli Arconi di via della Rupe, solido sostegno del Sopramuro (oggi piazza Matteotti), costituiscono, infatti, una rilevanza tipologica e urbanistica a tutti nota, una specifica espressione della creatività e dello stato dell’arte dell’architettura del periodo”. 

"Escrescenze" di cemento armato sotto gli Arconi medievali: "Uno scempio"

Da qui a citare altre “ricorrenze” il passo è breve. E non si tratta di chiacchiere, animate da “vis polemica”, ma di elementi oggettivi, inconfutabili, documentati da una vasta gamma di prove fotografiche. Le analogie sono evidenti con l’eugubino Palazzo dei Consoli, con lo spoletino Palazzo del Podestà, con l’assisiate San Francesco. Gli Arconi che sorreggono piazza ed edificio sono un must dell’architettura medievale.

“Ma c’è di più” rincara lo storico dell’urbanistica. “Nel caso di via della Rupe, non è un accidente che abbia prospicienti il Subasio e Assisi: tutto questo è funzionale all’espressione di un preciso intendimento, che richiama ascendenze culturali e identitarie, nessi espliciti, connessioni impossibili da negare”.
 

Piazza della Rupe: a "sorpresa"  spuntano tavolini di cemento armato dagli arconi medievali

Poi un’osservazione decisamente forte: “Chi consente di creare “tavolini” di cemento armato dentro gli Arconi, un vero sacrilegio, compie un misfatto culturale. Infatti, gli Arconi sono nati per consentire un accesso alla città. Qui – al contrario – si è realizzato un “tappo culturale”. Insomma, una chiusura, anziché un’apertura. Che blocca un percorso archeologico unico al mondo, capace di arrivare fin sotto Sant’Ercolano: sarebbe, per Perugia, una risorsa formidabile, poter sfruttare i propri percorsi underground. E  non ha rilevanza il fatto che a fare da tappo sia proprio una biblioteca: infrastruttura vocata ad esprimere esigenze e funzioni culturali. Anzi: tutto questo è fortemente contraddittorio. E forse anche strumentale”.

Riassumendo: distruzione di una rilevanza tipologica del sistema architettonico ad arconi e spazi voltati, validata dalla constatazione di  elementi ricorrenti,  utilizzati nell'urbanistica creativa e nell'arte muraria medievale ad Assisi, Gubbio, Spoleto, Perugia. Non ce n’è abbastanza?

Una condanna senza mezzi termini, non isolata né ideologica. Una valutazione condivisa da altri tecnici e storici. Il peruginissimo medievista Franco Mezzanotte definisce l’operazione, con ironia sorniona: “Una completa imbecillata! Nel senso etimologico – spiega – di ‘sine baculo’, ossia ‘senza sostegno’, per dire che trattasi di persone che non godono della necessaria ragionevolezza”. Dal canto suo, Alberto Grohmann, il massimo storico della città del Grifo, sostiene lapidario: “Trovo che sia uno scempio, un affronto alla cultura”.  

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