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Lo scrigno della memoria di Perugia diventa finalmente accessibile

 Per i cittadini del Grifo è la Compagnia della Buona Morte (“Compagnia dell’orazione e della morte”) la cui fondazione – dovuta a 16 benefattori perugini – risale al 1570

L’archivio di un’antica istituzione cittadina diviene finalmente accessibile. Per i cittadini del Grifo è la Compagnia della Buona Morte (“Compagnia dell’orazione e della morte”) la cui fondazione – dovuta a 16 benefattori perugini – risale al 1570. Il suo scopo era quello di dare sepoltura a cadaveri abbandonati o di povera gente, la cui famiglia non aveva mezzi per pagare onoranze e vespilloni. Il pontefice Paolo V, nel 1606, ne previde l’aggregazione alla Compagnia romana. Nel corso dell’epidemia del 1591, la Compagnia inumò oltre 3200 cadaveri: un lavoro immane e dispendioso. I confratelli portarono a spalla le salme di ben tre pontefici: Innocenzo III, Urbano V, Martino IV. Come anche tanti disperati, caduti sotto la mannaia del boia o morti in carcere. La chiesa in piazza Piccinino (con accesso laterale da via Bontempi) è attribuita a Bino Sozi e a Vincenzo Danti e risale al 1500 maturo, inaugurata nel 1603.

Ora, la diocesi di Perugia Città della Pieve, nella persona del vescovo Paolo Giulietti, di questa antichissima istituzione ha ricevuto l’archivio, aggiunto a quello diocesano. E lo ha passato alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell’Umbria e delle Marche, soprintendente Mario Squadroni. La finalità della diocesi è quella di valorizzare questo ricco archivio storico  e di renderlo fruibile. Alla Confraternita toccherà l’onere di tenere in ordine e pulire i materiali. La diocesi ne garantisce l’integrità. Alla Soprintendenza il compito del riordino e dell’inventariazione del materiale documentario. “L’inventariazione del materiale (volumi, registri e altra documentazione) è un passo importante nella direzione di un’apertura al mondo della ricerca”, dichiara il governatore della Confraternita Massimo Moscatelli. “Tanto più – aggiunge – che questi materiali giacevano negletti e ammucchiati alla rinfusa: praticamente inaccessibili”. Per la città, un ulteriore elemento di conoscenza della sua storia.

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