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L'architetto boccia la Perugia di oggi: "Va ripensata a misura d'uomo e di pedone"

“La città deve tornare ad essere luogo per le persone. È inutile fare biblioteche, se non c’è gente che le frequenta”

“A Perugia è ora di istituire la Z.T.P., per una città a misura d’uomo!”, parola dell’architetto Mauro Monella, personaggio di spicco della Vetusta, appassionato urbanista, difensore del Borgo d’Oro dagli sfregi ricorrenti, membro autorevole di Italia Nostra. Ma cos’è la ZTP? “Semplice – osserva – si tratta di una scelta indilazionabile, pena la desertificazione progressiva del centro storico e dei nostri Borghi cittadini”.

“La Zona a Traffico Pedonale – sostiene Monella convintamente – esprime il diritto del cittadino alla mobilità sicura, a uno stile di vita sano, improntato a relazioni civili e a interlocuzioni mature”. “Negli anni Ottanta – racconta – si cominciò a parlare di “Urbanistica di terza generazione”, con ciò intendendo la necessità di occuparsi dei servizi alle persone. Che significò: parcheggi ad anello, scale mobili, ascensori, e tutto quello che si traduceva in incremento del coefficiente di vivibilità”.

Poi la sferzata: “Oggi siamo al grado zero della civiltà, alla dimensione orientata alle compere: centri commerciali tutti uguali, non luoghi, perdita d’identità”. Conclusione: “La città deve tornare ad essere luogo per le persone. È inutile fare biblioteche, se non c’è gente che le frequenta”.

Che fare? “Innanzi tutto, parcheggi e piazze, ma che siano veramente tali. Guardate piazza Grimana, sebbene rifatta in modo ineccepibile. Di piazza non ha niente: è un semplice marciapiede in cui un flusso di pedoni passa distrattamente, è uno slargo in cui la gente scorre, senza guardare la sua ineguagliabile bellezza”.

“La segnaletica sparpagliata a caso, impattante, sciatta, fuori luogo, non è che il simbolo di una trascuratezza ormai imperante. Ma a Perugia esiste un City manager che sappia vedere il futuro della città? Non si può fare un concorso d’idee propositivo che orienti le scelte, finora sempre estemporanee, casuali?”.

Serve, insomma, un’urbanistica “a misura di corpo”: una città per l’uomo. Qualche esempio? “Nel programma di tutti i politici c’è la riqualificazione del Centro. Ma non esiste una sola proposta, l’indicazione di un  metodo, di un percorso che dica concretamente come, quando e cosa fare. Dove sono i servizi per le famiglie? Sarà solo un caso se gli appartamenti degli Sciri in via dei Priori, della Mercanzia in corso Garibaldi… e tanti altri sono sfitti?”.

Uno degli errori? “Fontivegge: nata come luogo a vocazione di uscita dalla città è diventata intasata, inquinata, invivibile! E, come non bastasse, si lavora al cohousing ai tabacchi o all’ex mattatoio, con migliaia di metri cubi che resteranno deserti!”.  

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