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Appaltopoli in Provincia, ecco le motivazioni delle condanne a carico di imprenditori e dirigenti pubblici

Testimonianze, attività investigativa e incrocio dei dati. Sono questi gli elementi che hanno permesso ai Giudici di sciogliere il nodo della questione. Tutti i nomi degli assolti e condannati di Appaltopoli

La vicenda scoppiò come una bomba. Panico. Stupore. Per la prima volta il pm Manula Comodi aveva gettato l'amo nel laghetto degli appalti pilotati. Ad abboccare furono in tutto 39 pesci. Correva l'anno 2006, quando i nomi degli indagati vennero sbattuti su tutte le testate giornalistiche. Le accuse pesanti come macigni permisero di far venire a galla un sistema che si muoveva in acque torbide e inquiete. Ma di quei 39 ne sono rimasti solo 14. E' questo il numero delle persone che secondo il Collegio, presieduto dal giudice Cenci, si resero realmente responsabili delle accuse a loro addebitate.

Intercettazioni - Intercettazioni mai assunte come prove in sede dibattimentale, ma gli stralci, pubblicati all'epoca dei fatti, permisero in un primo momento di mettere con le spalle al muro un sistema che venne ribattezzato con il nome di “Appaltopoli”. Ed è proprio nelle motivazioni della sentenza, depositate ieri, 16 aprile, in cancelleria che il quadro appare più chiaro che mai. Si parla di soldi “non richiesti, ma non rifiutati”. Di imprenditori in grado di fare il bello e il cattivo tempo con la compiacenza dei dirigenti della Provincia di Perugia e non solo. Ed è così che nomi come quelli di Adriano Maraziti ( direttore dell'area Viabilità della Provincia all'epoca dei fatti contestati) e Maria Antonietta Barbieri (istruttore amministrativo dell'ufficio Appalti della Provincia), prendono una loro locazione ben precisa.

Le prove - Testimonianze, attività investigativa e incrocio dei dati. Sono questi gli elementi che hanno permesso ai Giudici di sciogliere il nodo della questione. Ed è così che la testimonianza di Maria Antonietta Barbieri, ammessa come prova in sede dibattimentale, ha una valenza significativa: “La donna alla individualizzazione – si legge sulle motivazioni della sentenza – delle ditta da individuare nelle gare a trattativa privata ha, infatti, affermato che l'elenco in cui erano riportate le ditte non era predisposto dai pubblici funzionari incaricati, ma esclusivamente da un privato imprenditore che solitamente lo spediva presso gli uffici a mezzo fax”. Ma la domanda è: Chi si trovava in quegli elenchi? A parlare di questa “lista magica” sono Mariotti e Broganelli, imprenditori finiti in mezzo alla turbolenta vicenda, che riferirono di una “previa programmazione” a tavolino degli imprenditori che, nell'ambito di un sistema corruttivo avrebbero, a turno, scelto le gare d'appalto.

La responsabilità della Provincia - Per i giudici non ci non sono dubbi. Il coinvolgimento di alcuni funzionari pubblici esiste eccome. La prova è da ricercare sui provvedimenti amministrativi emessi e sulle testimonianze dei coimputati. Coinvolgimento non sempre dimostrabile. Un sistema omertoso che, non ha permesso, fino in fondo di far luce forse sulla vicenda. I nomi che vengono maggiormente battuti sono quelli di Massimo Lupini (direttore tecnico della Seas spa) e Fabrizio Mezzasoma (rappresentante della Emmegi) che, sempre con il benestare dei dipendenti della Provincia di Perugia, sarebbe riusciti ad aggiudicarsi anche le gare sulla manutenzione del manto stradale. Tutti gli elementi fattuali acquisiti dall'accusa permetterebbero, infatti, secondo i giudici, di provare lo sconcertante scenario ipotizzato sin dall'inizio dal pm Manuela Comodi.

Appalti strade - Per ciò che concerne, invece, la cosiddette vicenda degli spezzettamenti, le strade che furono interessate da un sistema illecito furono solo la Pievaiola e l'Eugubina – Pian d'Assina. In questo caso le gare vennero vinte dall'azienda di Baldelli che ammise di aver sempre pagato per vincere gli appalti.

Associazione a delinquere - E ancora, un sistema marcio e malato fin nel profondo che riesce a muovere i suoi tentacoli in maniere disinvolta. Appalti, appalti e ancora appalti. E' questa la parole d'ordine per chi, tra i tanti, come Maria Antonietta Barbieri, Adriano Maraziti, Massimo Lupini e Fabio Patumi, tirano le fila del sistema ben congegnato. Più che un concorso di reati, ai giudici appare come un “sodalizio criminoso” che si sintetizza in un'associazione a delinquere. Un accordo vero e proprio tra corrotti e corruttori. Un'associazione, quindi, finalizzata alla commissione “seriale” di plurimi reati di corruzione e di turbativa d'asta, il tutto organizzato tra addetti al controllo della indizione delle gare connessi ai privati concorrenti.

Condanne - Maria Antonietta Barbieri 4 anni di reclusione, Lupini Massimo (4 anni e 10 mesi); Lucio Gervasi (3 anni 10 mesi); Giustiniano Baldelli, amministratore unico dell'azienda Cogife (2 anni); Corrado Bocci di Foligno, amminastratore Pavi srl (1 anno e 8 mesi); imprenditore Fabrizio Mezzasoma (1 anno e 8 mesi); Betti Marcello ( 2 anni e 2 mesi); Pelliccia Ilario (1 e 8 mesi); Francesco Pagnotta di Fontignano, amministratore Pagnotta Almero srl, (2 anni); Giovanni Rinalducci (2 anni e 2 mesi): Maurizio Nanni di Foligno, direttore omonima ditta, (2 anni e 6 mesi): Pasquini Amleto ex capo dipartimento Anas Umbria (6 mesi); 

Assolti – Carini Carlo; Paolo Piselli di Perugia (amm.re Ecocave srl);  Marco Bondini di Passignano (amm.re unico Bondini srl); Silvio Topo di Ficulle (direttore tecnico della omonima azienda); Francesco Commodi di Gualdo Tadino (socio e direttore tecnico Brunelli Costruzioni); Luigi Sensini di Pantalla (direttore Glicos srl); Gigli Adriano; Ermanno Piccionne di Foligno (socio omonima ditta), Stefano Ricci di Castiglione del lago (direttore tecnico omonima ditta); Brunelli Orfeo, Marco Bondini di Passignano (amm.re unico Bondini srl); Mariani Massimo; Pecci Alessandro; Fagotti Mario; Pecci Gianni; Mazzocchi Massimo; Dino Bico; Riccardo Pompili; Venera Giallongo; Ettore Marcucci; Roberto Corbo; Giampiero Gellini; Brenno Aglini; Carlo Terzoli; Riccardo Fioriti; Gianfranco Garritano. 

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