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Appaltopoli, condanne pesanti per i dirigenti della Provincia, risarcimento dalle aziende

I giudici hanno inflitto condanne pesanti che vanno dai 5 anni ai 4 mesi. Imprenditori e dirigenti della Provincia giudicati colpevoli nell'affaire degli appalti della Provincia. Il Pm: "Anche senza intercettazioni l'impianto dell'accusa ha retto"

“Questa è la dimostrazione della solidità delle accuse aldilà delle intercettazioni”. Sono queste le prime parole del pm Manuela Comodi subito dopo la lettura della sentenza Appaltopoli che ha portato a pesanti condanne per gli imputati accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione, falso e turbativa d’asta.

Tra le principale condanne quella a Fabio Patumi (responsabile all’epoca dei fatti dell’area Affari Generali della Provincia di Perugia) 5 anni. Quattro anni di reclusione invece per Maria Antonietta Barbieri all’epoca dei fatti istruttore amministrativo direttivo dell’ufficio appalti della Provinia di Perugia. Per Massimo Lupini invece una condanna 4 anni e 10 mesi. Ad essere condannato a 5 anni e 4 mesi, anche, l'allora responsabile area viabilità, ingegnere Adriano Maraziti. Chiesto il risarcimento di 51.500 euro Seas spa. 

Condanne - Maria Antonietta Barbieri 4 anni di reclusione, Lupini Massimo (4 anni e 10 mesi); Lucio Gervasi (3 anni 10 mesi); Giustiniano Baldelli, amministratore unico dell'azienda Cogife (2 anni); Corrado Bocci di Foligno, amminastratore Pavi srl (1 anno e 8 mesi); imprenditore Fabrizio Mezzasoma (1 anno e 8 mesi); Betti Marcello ( 2 anni e 2 mesi); Pelliccia Ilario (1 e 8 mesi); Francesco Pagnotta di Fontignano, amministratore Pagnotta Almero srl, (2 anni); Giovanni Rinalducci (2 anni e 2 mesi): Maurizio Nanni di Foligno, direttore omonima ditta, (2 anni e 6 mesi): Pasquini Amleto ex capo dipartimento Anas Umbria (6 mesi); 

Assolti – Carini Carlo; Paolo Piselli di Perugia (amm.re Ecocave srl);  Marco Bondini di Passignano (amm.re unico Bondini srl); Silvio Topo di Ficulle (direttore tecnico della omonima azienda); Francesco Commodi di Gualdo Tadino (socio e direttore tecnico Brunelli Costruzioni); Luigi Sensini di Pantalla (direttore Glicos srl); Gigli Adriano; Ermanno Piccionne di Foligno (socio omonima ditta), Stefano Ricci di Castiglione del lago (direttore tecnico omonima ditta); Brunelli Orfeo, Marco Bondini di Passignano (amm.re unico Bondini srl); Mariani Massimo; Pecci Alessandro; Fagotti Mario; Pecci Gianni; Mazzocchi Massimo; Dino Bico; Riccardo Pompili; Venera Giallongo; Ettore Marcucci; Roberto Corbo; Giampiero Gellini; Brenno Aglini; Carlo Terzoli; Riccardo Fioriti; Gianfranco Garritano. 

Dichiarazioni - Al termina della lettura del dispositivo l'avvocato Luciano Ghirga ha dichiarato: "E' stata ridata tutta la dignità a Carlo Carini, un perugino doc. Il processo ha avuto uno sviluppo favorevole, rispecchiando l’andamento dell’istruttoria fondamentale. L’impossibilità dell’utilizzo dell’intercettazioni ha dato per tutti l’effetto sperato". Immediato anche il commento dell'avvocato Francesco Falcinelli: "E' apprezzabile la sentenza del tribunale di Perugia che ha fatto definitiva chiarezza su profili importanti dell'indagine, quali ad esempio le contestazioni che sono state mosse al maresciallo Mazzocchi filone comunemente definito della finanza. Il tribunale ha ribadito l'insussistenza di fatti per i quali a suo tempo anche il tribunale del riesame aveva annullato la misura custodiale emessa".

La vicenda – Furono in tutto 41 le persone che finirono in mezzo all’inchiesta. Per il pubblico ministero e per il gup Massimo Ricciarelli che rinviò a giudizio gli imputati, esistevano, infatti, i presupposti per poter affermare “pacificamente” che esisteva un “comitato d’affari” composto da dirigenti della Provincia e imprenditori, i quali, a detta dell’Accusa, si spartivano gli appalti. A testimoniarlo sarebbero state le intercettazioni raccolte durante le indagini che permisero, secondo il pm Manuela Comodi, di far luce sul sistema. Intercettazioni che non vennero ammesse in sede processuale. Bisognerà quindi attendere questo pomeriggio per vedere come si chiuderà l’intera vicenda“.

L'ACCUSA - Nella sua requisitoria il pm di ferro parlò di “necessità di verità, di gravissimi reati commessi, di accordi illeciti fatti di tangenti che governavano assegnazioni pilotate”. Una intreccio di amicizie che lo stesso gup Massimo Ricciarelli, che rinviò a giudizio gli imputati, non esitò a definire “mafia”. Sempre per la Comodi emerse chiaramente quali fossero le modalità di spartizione degli appalti.“

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