Catturano volatili e li rivendono come richiami da allevamento, Carabinieri forestali sgominano la banda

Premio nazionale "Ambiente e legalità" al colonnello Gaetano Palescandolo, comandante dei Carabinieri forestali dell’Umbria, per l'operazione "Lord of the rings"

Catturavano volatili e li vendevano ai cacciatori come uccelli da richiamo da allevamento. Il traffico è stato scoperto dai Carabinieri forestali dell'Umbria e Legambiente ha voluto premiare i militari per l'operazione antibracconaggio denominata "Lord of the rings", assegnando il riconoscimento “Ambiente e legalità”, consegnato da don Luigi Ciotti al comandante Gaetano Palescandolo.

Le indagini erano iniziate nel mese di settembre 2019 a seguito di un controllo presso un allevamento umbro di richiami vivi ad uso venatorio, pe rpoi estendersi a tutta Italia. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Spoleto, ha portato a numerose perquisizioni che hanno visto impegnati i Carabinieri forestali umbri di Campello sul Clitunno, Cerreto di Spoleto, Norcia, Sant’Anatolia di Narco, Scheggia e i Carabinieri Forestali di Napoli, Caserta, Forlì-Cesena,Vicenza, Belluno, Treviso, Trieste e Gorizia, oltre a quelli del Reparto Operativo Cites di Roma, specializzato nel contrasto al bracconaggio.

La fauna selvatica è riconosciuta “patrimonio indisponibile dello Stato” e, pertanto, la legale detenzione di ciascun esemplare di uccello allevato richiede che venga apposto un anello cilindrico inamovibile. L’indagine ha svelato la pratica della cattura illegale di uccelli in natura e l’illecita apposizione agli stessi di anelli identificativi contraffatti o inidonei. Gli uccelli venivano poi venduti come esemplari da richiamo per l’attività venatoria, ad ignari cacciatori convinti di acquistare legittimamente uccelli di allevamento.

I reati contestati agli indagati, inizialmente 7 (di cui 5 umbri) poi divenuti 11, sono, oltre alla frode in commercio, la ricettazione, il maltrattamento animali (diversi esemplari presumibilmente catturati da poco tempo, presentano lesioni traumatiche agli arti di natura esogena dovute alla manipolazione finalizzata all’inanellamento di soggetti adulti, ablazione delle dita, fratture, ferimento dei piedini, deformazione degli arti), l’uso abusivo di sigilli e la caccia di uccelli con mezzi non consentiti.

Nell’ambito delle perquisizioni sono stati rinvenuti circa 800 anelli inamovibili, nonché tutta l’attrezzatura necessaria per manometterli e inserirli all’avifauna selvatica. Sono circa 2.000, infatti, gli uccelli vivi sequestrati, di cui circa la metà privi di anello, liberati immediatamente in natura dai militari nel corso degli accertamenti. Altri uccelli, più di 500, sono stati ritrovati morti, probabilmente destinati al consumo umano.

Ritrovati e sequestrati anche gli strumenti che venivano utilizzati per catturare gli uccelli: 241 reti da uccellagione, 10 richiami elettromagnetici, nonché diverse confezioni di testosterone, utilizzato per migliorare le prestazioni canore degli uccelli.

Gli uccelli sequestrati da riabilitare al volo sono stati affidati ai centri di recupero animali selvatici “Il Pettirosso” di Modena e “Il Frullone” di Napoli.

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In Umbria, nell’ultimo periodo, si sono registrati abbattimenti di specie di altissimo valore conservazionistico (esemplare di Ibis eremita, facente parte del progetto europeo di reintroduzione della specie, ucciso con arma da fuoco ad inizio giugno a Todi; due esemplari di Aquila reale uccisi per avvelenamento a Monteleone di Spoleto (si erano cibate di carcasse di volpe a loro volta avvelenate con bocconi contenenti veleno).

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