Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

STORIE PERUGINE Il mito Rodolfo Valentino: gli anni della formazione a Perugia, la lite al convitto e l'espulsione a 13 anni. E nella Vetusta tornò da famoso

Il mito di Valentino non è esaurito. Si pensi che al Post Mod ha riproposto (giovedì scorso 21 aprile) il suo “Figlio dello sceicco” con sonorizzazione dal vivo. Partitura musicale composta da Rossella Spinosa ed eseguita dalla pianista assieme a Giusi Malito (flauto) e Tania Camargo Guarnieri (violino)


Castellaneta-Perugia-New York… il peregrinare esaltante di Rudy. Macho… forse, o forse no. Mi induce a parlarne una segnalazione dell’ex pugile assisiate Marcello Betti che rilancia un’immagine di Valentino in canottiera e guantoni (prelevata dal profilo “Marco Nicolini racconta pugili”). C’è chi maligna che il sex symbol internazionale, già convittore Onaosi, intendesse smentire certe malignità su una presunta omo/bisessualità praticando sport virili, come appunto il pugilato. Ricordiamo, allora, per così dire una primazia perugina legata al noto personaggio. A Perugia è documentata la presenza del grande Rodolfo Valentino, al secolo Rodolfo, Alfonso, Pietro, Filiberto, Raffaello Guglielmi. Era nato il 6 maggio 1895 a Castellaneta di Taranto. Morì a New York, il 23 agosto 1926, all’età di 31 anni, per effetto di una banale peritonite, conseguente a un’appendicite.

Il ragazzo (orfano, triste, burbero e complessato) fu a Perugia, dove studiò alla scuola Purgotti (allora ubicata alla Torre degli Sciri) per ben tre anni. Era convittore presso la Sapienza Vecchia, ossia il Collegio Onaosi di via della Cupa. E vi rimase per un triennio: dagli 11 ai 13 anni. A scuola andava maluccio, come documenta un vecchio registro (anno scolastico 1907/1908), esposto alla media Carducci-Purgotti in occasione del centenario della prestigiosa istituzione perugina. Era tutt’altro che bello. Anzi: i compagni lo dileggiavano per via delle orecchie a punta e per una certa rissosità. I tre anni in città (1906-1909) non furono facili, tanto che si conclusero con l’espulsione. Il motivo pare sia da ricondurre a una coltellata, sferrata dal turbolento convittore a un compagno che lo irrideva. E lui rispose a modo suo: infilandogli un coltellino nella pancia. Per rimuovere la cattiva immagine che ne sarebbe venuta all’istituzione, il ragazzo fu mandato a Genova, dove si diplomò presso l’istituto agrario, acquisendo competenze da giardiniere.

Da lì s’imbarcò sul mercantile Clevelands  che faceva rotta per gli Usa, alla ricerca di lavoro. Ma, anziché occuparsi del verde, si trovò a fare il ballerino a gettone (taxi dancer) e il gigolò. Insomma: si prestava a far ballare le ricche signore a fronte del pagamento di un ticket. Sarebbe presto divenuto una stella del cinema muto, sex symbol e maschio prototipo del latin lover. Anche se qualche mala lingua sparlò di presunte tendenze bisex, giustificate da un trucco pesante e da movenze sinuose. Fu comunque osannato dalle donne di tutto il mondo che ne subivano il fascino magnetico. A Perugia tornò una volta, con la sua ultima fiamma, per rivedere il collegio della Sapienza e il teatrino goldoniano dove, da preadolescente, aveva forse sognato di diventare un divo.

La morte lo colse a soli 31 anni, nel pieno del successo. Decesso seguito da una catena di suicidi delle sue fan. Perugia e l’Onaosi ne ricordarono la presenza nel 1998, in occasione di un grande raduno dei convittori, effettuato, appunto,  nel suo nome. Erano oltre mille gli ex collegiali, riuniti dall’associazione “Il Caduceo”. In rappresentanza della famiglia Guglielmi, intervenne la pronipote, una bella ragazza mora, straordinariamente somigliante al prozio. Ma Rudy non era solo un parvenu e un ignorante. Pochi sanno che fu anche scrittore. Pubblicò infatti un libro di poesie bilingue (italiano e inglese) che definì: “Né poesia, né prosa, soltanto sogni, sogni ad occhi aperti. Un po’ di romanticismo, un po’ di sentimento e un tocco di filosofia, acquisita non dai libri, ma dalla continua osservazione della natura, il più grande dei maestri”. Si tratta di testi non banali, che dimostrano intelligenza e sensibilità. Dunque: non solo bello, ma anche intelligente e sensibile.

Il mito di Valentino non è esaurito. Si pensi che il Post Mod ha riproposto (giovedì scorso 21 aprile) il suo “Figlio dello sceicco” con sonorizzazione dal vivo. Partitura musicale composta da Rossella Spinosa ed eseguita dalla pianista assieme a Giusi Malito (flauto) e Tania Camargo Guarnieri (violino). Un mito… immortale. Anche a Perugia.
 

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