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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Dossier Save The Children per l'Umbria /2 Bocciate le lezioni tramite Dad: studenti poveri penalizzati e molti altri sotto la sufficienza

In generale ha abbassato il livello di gran parte degli studenti ma in particolare di chi proviene da famiglie più umili o in difficolta economiche. Ecco come recuperare il terreno perduto

Oltre un anno di Dad - la scuola a distanza via telematica -, a causa della pandemia, ha lasciato e sta lasciando segni pericolosi sulla formazione dei giovani e giovanissimi studenti umbri. Un ulteriore giudizio negativo su questo sistema arriva direttamente dal quotato Dossier di Save The Children sui giovani dell'Umbria. In generale ha abbassato il livello di gran parte degli studenti ma in particolare di chi proviene da famiglie più umili o in difficolta economiche.

Tutto questo sta creando un deficit difficile da colmare e sfocia anche in dispersione scolastica e nello scoraggiamento dei cosiddetti Neet - i giovani che non lavorano, non studiano e non fanno neanche formazione professionale. "I dati INVALSI - si legge nel dossier - hanno, inoltre, certificato che, se la crisi complessivamente ha colpito tutti gli studenti, le bambine, i bambini e gli adolescenti che erano già in condizione di svantaggio hanno subito le conseguenze più gravi. I punteggi medi dei test in italiano e matematica, evidenziano, infatti, risultati peggiori per i ragazzi che provengono da famiglie di livello socio-economico basso o medio basso, confermando come la DAD abbia fatto venire meno l’effetto perequativo della scuola, lasciando indietro gli studenti che per mancanza di strumenti e di aiuto in casa, non sono riusciti a stare al passo col programma".

Ma gli effetti della Dad si sono fatti sentire anche su tutta la popolazione studentesca umbra senza distinzione di censo.  La dispersione implicita, ovvero il mancato raggiungimento del livello sufficiente in tutte le prove  (in Italia è in media del 10% nell’ultimo anno delle scuole superiori) in Umbria ha raggiunto l’8,9%.

Secondo il dossier di Save The Children, il punto di svolta per invertire la rotta è il PNRR, combinato alla nuova programmazione dei fondi europei e alla Child Guarantee, un investimento complessivo sull’infanzia che non ha precedenti dal dopoguerra. "Gli investimenti nelle infrastrutture previsti dal Piano vanno subito collegati ad un aumento permanente della spesa per i servizi, se non vogliamo trovarci, come già successo in passato, di fronte ad asili nido nuovi di zecca che restano chiusi per mancanza di personale. Occorre fare dunque del PNRR non un insieme di progetti, ma una nuova direzione di marcia per il paese, dove i diritti di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti siano messi al primo posto delle politiche”.

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