L'amore nato tra i banchi di scuola si trasforma in incubo, professore sotto processo

A denunciarlo per stalking, lettere, sms, intrusioni in casa, inseguimentiuna collega con la quale aveva avuto una relazione

L’amore nato tra i corridoi di una scuola, tra colleghi docenti in una scuola della provincia di Perugia, si è trasformato in un incubo , in uno stato di ansia e paura continuo per una donna e in un processo per stalking a carico dell’uomo.

Secondo l’accusa, l’uomo, difeso dall’avvocato Claudio Cimato, avrebbe “con condotte reiterate, minacciato e molestato … cui era stato legato da relazione affettiva” per sette anni, “in particolare appostandosi in prossimità dei luoghi abitualmente frequentati dalla donna, pedinandola anche in auto nel corso dei suoi spostamenti tra la scuola ... ove insegna e casa, presentandosi a cerimonie o feste di famiglia alle quali non era stato invitato, incolpandola di avere altre relazioni”.

Per controllare la vita della donna, inoltre, sarebbe entrato nell’abitazione della ex “contro la sua volontà o a sua insaputa, urlando per ottenere accesso o inducendo i vicini di casa in errore circa la sua necessità di accedere alla di lei abitazione”.

I comportamenti molesti e persecutori si configurerebbero anche con la moltitudine di “telefonate e di missive in cui alternava richieste di riavviare la relazione a minacce circa la modalità di visita al di lei figlio (dallo stesso mai riconosciuto) e sottoponendo quest’ultimo (nelle occasioni in cui lo incontrava) a ripetute domande circa lo stile di vita e le relazioni della madre, nonché nell’inviarle ripetutamente messaggi sms, così cagionandole un perdurante e grave stato d’ansia e di paura”.

Secondo la donna, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Franco Matarangolo, tali comportamenti l’avrebbero costretta “a mutare le proprie abitudini di vita” e anche “a modificare i propri itinerari usuali nonché a cambiare abitazione al fine di evitare qualsiasi possibilità di incontro, cambio rivelatosi peraltro inutile in quanto lo stesso riusciva a individuare la nuova abitazione ivi reiterando le condotte” moleste e persecutorie.

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