Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

La "vacanza studio in Italia", lo scivolone sui social di Amanda Knox sul delitto Kercher

Critica e insultata dagli utenti la statunitense si difende: "Quattro anni in cella per un omicidio che non ho commesso"

Amanda Knox non ce la fa a parlare male dell’Italia e di Perugia. Una volta all’anno tira fuori in post o un tweet in cui paragona la sua detenzione ad una vacanza studio in Italia.

Lo ha fatto l’anno scorso parlando di Trump e di come gli USA fossero peggiorati, ma mai quanto la “sua vacanza studio a Perugia”. Adesso lo ha rifatto, rispondendo ad un post in cui si chiedeva di raccontare una storia d’orrore in cinque parole. Amanda Knox ha scritto: “Unforgettable study abroad in Italy”, l’indimenticabile vacanza in Italia.

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E gli utenti italiani non l’hanno presa bene. I commenti vanno da “disgustosa” a “stai zitta”, poi “che simpatica” e “ogni tanto tiri fuori questo post”, oltre ad una lunga serie di insulti.

Amanda risponde che “il danno reputazionale che porto ancora dalla mia condanna ingiusta è incalcolabile, ma eccone un assaggio. Faccio una battuta su quella volta in cui sono stato orribilmente rinchiuso in una cella di prigione per 4 anni per un omicidio con cui non avevo nulla a che fare, e ricevo queste risposte”.

Amanda Knox dopo aver passato 4 anni in carcere a Capanne per l’omicidio della coinquilina inglese Meredith Kercher, è stato definitivamente assolta dalla Cassazione ed è tornata a vivere negli Stati Uniti. Sui social qualcuno le chiede “perché non ho mai cambiato il mio nome. Tu sai perché? Perché ho un nome perfetto e non ho mai fatto nulla per offuscare quel nome. Quindi lo sopporto con orgoglio, anche se evoca ancora nella mente di milioni di persone: assassino, sgualdrina, bugiardo”.

Amanda Knox ritiene di essere stata accusata, incarcerata e processata ingiustamente, ma ha trasformato questa sofferenza in una missione a favore di chi soffre per l’ingiustizia: “Nonostante questa ingiustizia soffro ancora ogni singolo giorno della mia vita, tengo la testa alta. So che i miei fratelli e sorelle incarcerati ingiustamente mi sostengono. So che i sostenitori della giustizia penale capiscono”.

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