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Alunno "problematico" maltrattato a scuola, davanti al giudice la posizione di quattro docenti

Il giudice per le indagini preliminari chiamato a decidere se approfondire l'indagine o archiviare il caso

Maltrattamenti e abuso dei mezzi di correzione. Una madre ha presentato una querela in cui denuncia il comportamento di alcuni docenti di una scuola perugina nei confronti del figlio, un giovane studente con disturbo dell’apprendimento. Secondo la donna gli insegnanti non avrebbero tenuto conto della documentazione medica del figlio e interpretando i suoi comportamenti come azioni di disturbo alle lezioni e non espressione del suo disagio.

La donna ha segnalato che nell’anno scolastico 2016/17 era stato attivato il Piano didattico personalizzato relativo ad un disturbo dell’apprendimento. L’anno successivo emergevano altre criticità e la necessità di sottoporre lo studente a nuovi accertamenti.

A scuola, però, secondo la madre del ragazzo, i docenti iniziavano a trattare il figlio come un alunno normale e i suoi atteggiamenti non più come conseguenza del disturbo certificato, come “manifestazioni incontrollabili della sue affezioni”, ma come “volontarie azioni di disturbo alla classe”.

Gli sbuffi, il continuo soffiarsi il naso, il gettare i fazzoletti a terra non venivano interpretati come espressioni fisiche del suo disagio di fronte a domande e richieste improvvise da parte dei docenti, ma come un comportamento volutamente fastidioso.

In denuncia la madre del ragazzo ha riferito che un docente lo avrebbe apostrofato con l’epiteto di “bue”, “Edipo perché egli non vuole vedere” e minacciandolo con le parole “pagherai le conseguenze per quello che fai”. Un altro docente, riferendosi ai continui sbuffi, lo avrebbe chiamato “ciuf ciuf” o “treno a carbone”. Un altro professore avrebbe usato termini non consoni riferendosi al fatto che non avesse seguito i corsi di recupero: “ti sei f… alla grande”.

I docenti avrebbero preteso “un comportamento più rispettoso” da parte del ragazzo “in assenza di documentazione medica” che attestava i bisogni speciali nella didattica. Gli episodi denunciati dalla madre, però, si sarebbero verificati dopo il deposito della certificazione medica rilasciata da uno specialista che confermava la condizione del ragazzo.

Dopo il deposito della certificazione medica, inoltre, si sarebbe verificato l’episodio più grave, almeno a livello fisico, allorquando un docente avrebbe strattonato l’alunno per “costringerlo a raccogliere da terra i fazzolettini di carta” usati per soffiarsi il naso, facendolo cadere per terra. Evento avvenuto sotto gli occhi dei compagni di classe.

Secondo la madre e il suo difensore, l’avvocato Fulvio Carlo Majorca, i 70 allegati alla querela fornirebbero “la prova eccellente della responsabilità penale dei docenti, per la sussistenza dei maltrattamenti” per aver trattato il ragazzo come un alunno normale, “quando era notorio a tutti che egli dovesse avere un trattamento” come da Piano didattico.

La Procura di Perugia, però, ha presentato richiesta di archiviazione ritenendo il comportamenti degli insegnanti non “riconducibili nell’alveo della fattispecie in contestazione, né in altra penalmente rilevante”. Per il pm “gli strani soffi anche molto rumorosi con il naso e con la bocca”, il soffiarsi il naso di continuo, il balbettare con sputi quando si innervosiva, sarebbero identificabili come comportamenti fastidiosi del giovane e non l’espressione di una patologia. La reazione dei docenti, inoltre, non avrebbe prodotto un “regime di vita avvilente e mortificante” per lo studente.

Il difensore della madre e del giovane ha fatto opposizione alle richiesta di archiviazione, ricordando che a causa degli eventi denunciati, il ragazzo “si è talmente avvilito che ha dovuto abbandonare gli studi, ritirandosi dalla scuola, per la vergogna che provava a causa dei rimbrotti dei docenti e la derisione dei compagni”. Per provare che quanto esposto in querela sia avvenuto, è stato chiesto al giudice per le indagini preliminari di sentire il ragazzo, la madre, i compagni di scuola e di acquisire la documentazione scolastica del giovane.

L’udienza di discussione sull’opposizione alla richiesta di archiviazione si terrà domani davanti al giudice per le indagini preliminari Lidia Brutti.

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