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Alcol super economico e orde di minorenni ubriachi: la piaga degli "shottini" a un euro

Allarme shottino. O, se preferite, chupito. Ma c'è anche chi lo chiama shortino. Il centro storico di Perugia è invaso da torme di ragazzini, inebetiti da super economici shottini

Allarme shottino. O, se preferite, chupito. Ma c’è anche chi lo chiama shortino. Il centro storico di Perugia è invaso da torme di ragazzini, inebetiti da super economici shottini. In un clima di cultura dello sballo, se è vero che “to shot” significa “sparare” e “chupito” (rum e pera) in spagnolo sta per “colpo”. Difatti, la micidiale miscela si butta giù “tutta d’un colpo”. Tutto per sentirsi trendy, apparire figo, aver la lingua sciolta, superare i complessi. Insomma: omologarsi sul consumismo del superalcolico che ti fa sentire grande.

Sono diversi gli esercizi che somministrano alcoolici ai minorenni, contravvenendo le regole del commercio, insieme a quelle del civismo e del buon senso. In diversi locali è possibile acquistare superalcolici (vodka e altro) mascherati da svariati aromi e succhi, al costo di solo 1 euro. Slogan di rito: one shot, one euro. La circostanza si ripete, specialmente di sabato, ma, con la chiusura delle scuole, si riproporrà con cadenza quotidiana.

“Si tratta di una politica dissennata”, afferma Tommaso Brunelli, titolare del bistrò Rataplan. “A parte considerazioni di carattere etico e deontologico, coi margini che ci sono – se non si vuol propinare un prodotto scadente o malsano – per avere un minimo di guadagno, bisognerebbe venderne almeno 500 di shottini. Ma, per farne un numero così alto, occorre avere a disposizione almeno quattro dipendenti. Il che, con gli attuali costi del personale, risulterebbe comunque antieconomico”.

Dà man forte al collega uno dei contitolari del Caffè Morlacchi, frequentato da studenti universitari e non solo. Innanzi tutto precisa: “Frequentare un esercizio significa anche vivere momenti di fruizione culturale, oltre che sociale. Occorre, dunque, offrire occasioni di condivisione interessanti, oltre alla qualità dei prodotti”. “Noi abbiamo scelto – assicura – di somministrare prodotti di alta qualità a prezzi abbastanza elevati: un cocktail non può costare meno di 3-4 euro, se si vogliono fornire componenti di valore”. E aggiunge: “Bere poco e bene: questa è la nostra politica. Noi crediamo all’educazione al bere consapevole e moderato. Peraltro, coi costi troppo bassi si genera il circuito vizioso per effetto del quale i ragazzi bevono molto e male, riportandone danni fisici e psicologici”. 

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