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Alla scoperta delle meraviglie e delle storie di via Vecchia, Cucinelli batte Della Valle 2-1

Ci sono buone ragioni per chiamarla così. Esistono ottimi motivi per farsi una passeggiata archeologica per via Vecchia

Ci sono buone ragioni per chiamarla così. Esistono ottimi motivi per farsi una passeggiata archeologica per via Vecchia (la Ulisse Rocchi dei nostri tempi), tenuti per mano dalle archeologhe Dorica Manconi, regina degli scavi, e Luana Cenciaioli, domina dei musei. Siamo dentro palazzo Coppoli, al pianterreno, dove ci fu l’enoteca provinciale, oggi sede dell’Associazione “L’Una e l’Altra”. L’iniziativa ha fatto il pieno, Alberto Mori gongola.

E non è un caso che Dorica Manconi cominci proprio dal luogo dove siamo, raccontando come, negli scavi lì effettuati nel lontano 1976, fosse stato repertato un muro romano a metri 2.20 di profondità: cortina ancora visibile al presente. Via Vecchia, il cardo che andava dall’Arco Etrusco al duomo e poi fino alla Porta Marzia. Sotto questa via regale, numerosi i rinvenimenti di muri medievali poggiati nel tassello, pozzi, emergenze di sicuro interesse, che sfrangiano verso piazza Cavallotti e fin sotto gli scavi del duomo.

A Luana Cenciaioli il compito di presentare una indecifrabile anomalia: diversamente da quanto ordinariamente accade, il piano stradale (che normalmente si alza) qui è abbassato di oltre due metri, fino all’Arco Etrusco, che mostra le pietre della fondazione. Il perché resta oscuro, ma il fatto è certo: come sono certe e ben visibili, in via Vecchia, le aperture delle porte, poste troppo in alto, rispetto all’attuale piano di calpestio. E, in piazza Grande, emerge una palmare svista incisa sul travertino: accanto alla Fontana esiste un pozzo la cui scritta lo definisce “medievale”. Niente di più falso. È ormai definitivamente accertato che la dizione esatta è quella di “etrusco”, il che attribuirebbe maggiore appeal al manufatto, oltre ad essere coerente con la verità storica e scientifica.

Che aspetta il Comune a rifare la scritta nella dicitura corretta? Il costo non è di certo stratosferico. Poi una diegesi, supportata da immagini, sull’incendio legato al “bellum perusinum”. Distruzione che (a parte le fasullate di Cestio Macedonio come scervellato piromane) è documentata dalle pietre combuste dell’Arco d’Augusto (che alla Vetusta ne fece di cotte e di crude) e dai resti di intonaci che ci consegnano decorazioni policrome strepitose. Ma i perugini, tosti e combattivi, incisero nei proiettili di piombo (glandes perusinae) la battuta “peto culum Augusti”, che non è da tradurre.

Poi una notizia d’attualità che ci impegna a levar lodi all’imprenditore Brunello Cucinelli, egregio pagatore del restauro del maggior monumento cittadino. Luana Cenciaioli assicura che il suo contributo è superiore a quello della sponsorizzazione dei restauri del Colosseo. Come può dirlo? Si tratta di conti precisi, fatti sulla base di parametri come l’entità del monumento, le dimensioni della regione, la consistenza della popolazione… Insomma: Cucinelli batte Della Valle 2 a 1. Il che può solo gratificare l’orgoglio perugino.

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