Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

LA STORIA "Io e la mia battaglia contro l'alcol: anni d'inferno, la separazione ma ora sono rinato"

L'esperienza di un perugino di 48 anni che per uscire dall'abuso di alcol si è affidato ai Club Arcat, sul territorio dal 1979. Un gruppo di auto -aiuto che per lui è diventata una nuova famiglia

Immagine d'archivio

Ci si siede tutti  intorno, come a formare un cerchio in stanze dense di sentimenti, racconti, lacrime, ma anche orgoglio di chi - quella maledetta bottiglia - non la tocca da dieci anni. Silenti e quotidiane battaglie per sconfiggere un mostro chiamato dipendenza da alcol, storie sottotraccia racchiuse in un diario da condividere tra volontari e famiglie che vivono o hanno vissuto il lungo calvario della dipendenza. Si chiamano "Club Arcat" e sono presenti in tutto il territorio (In Umbria ne esistono 30 di cui 4 nelle carceri di Terni e Capanne) che  attraverso un innovativo e consolidato approccio "ecologico culturale" del medico Hudolin,  aiutano ogni giorno chi sta affrontando il lungo e delicato percorso per liberarsi dalle dipendenze. 

Attivi sul territorio dal 1979, hanno come prima mission i problemi alcol correlati e altre dipendenze, “I Club sono gruppi di famiglie che sviluppano l’auto-mutuo-aiuto con tutti i valori positivi per i quali l’Organizzazione Mondiale Della Sanità, dal 1993, raccomanda i gruppi AMA quale risorsa per sostenere e promuovere la salute. Visto che oggi l’80 per cento delle patologie croniche sono dovute a stili di vita legati all’alcol, all’alimentazione,al fumo e all’attività fisica" – spiega la dottoressa Valeria Matteucci, presidente regionale dell’A.R.C.A.T (Associazione regionale Club degli alcolisti in trattamento.

Ogni club ha in media 8-10 famiglie per un totale di 300 famiglie che al momento frequentano le varie sedi. I club Arcat, inoltre, collaborano con i servizi di Alcologia e i Ser.T e -  a livello nazionale -  con l’Istituto Superiore di Sanità per organizzare l’Alcol Prevetion Day nel mese di Aprile. Ma non finisce qui perchè grazie a un lavoro trasversale, fatto su più fronti,  l'Arcat lavora anche con le scuole per promuovere l’educazione tra pari ( studenti formati che sensibilizzano altri studenti) e l’educazione socio affettiva. Tutto ciò si affianca al lavoro  di sostegno emotivo-sociale alle famiglie in difficoltà : "i club sono una palestra settimanale di vita, di scambi di saperi esperienzali per migliorare le nostre capacità di relazione che sono alla base di molti disagi".(Per contatti, Perugia: 347.1647419, Terni: 339.6039606)

Per capirne di più ne abbiamo parlato con Stefano (nome di fantasia) che ha deciso di affidare alle nostre pagine la sua esperienza all'interno del Club di Perugia che frequenta ormai da oltre un mese. Palpabile l'entusiamo di un 48enne con due figli, che poco a poco sta riuscendo a ritrovare quell'entusiamo e quell'amore nei confronti della vita che aveva smarrito dentro bottiglie vuote, dentro pensieri che ha tentato, invano, di annegare. 

"Ho avuto problemi dall'alcol fin all'anno scorso, ma quando mi hanno consigliato di rivolgermi a qualcuno per farmi aiutare, ho pensato di poter risolvere il problema da solo. Ma da soli, nessuno si salva. Poi c'è stata la ricaduta, dopo aver tentato per qualche mese di stare lontano dall'alcol. Ho iniziato il mio percorso con il Club Arcat circa un mese fa: negli incontri si condividono gioie, dolori e problemi e al centro ci siamo noi. No l'alcol, ma la persona nella sua interezza. E soprattutto quando torno a casa sono sereno perchè è come se avessi trovato una nuova famiglia". 

Come si è accorto di avere un problema con l'alcol? 

"Ho due figlie che vivono con me ed ho sofferto una difficile separazione con mia moglie. Piano piano ho iniziato ad approcciarmi all'alcol sempre più problematicamente, ma senza realmente accorgermi di quanto mi stavo impelagando. Mi sono quindi rivolto a una sostanza che già conoscevo che magicamente riusciva a risolvere tutto. Almeno questo credevo. Ma poi la mattina ti alzi e un vuoto dentro ti fa sentire la sbornia del giorno prima, fino a quando non sono arrivato a capire che in questo modo non potevo andare avanti".

Come ha cercato di risolvere il problema? 

"Parto dal presupposto che ognuno è convinto di potercela fare da solo, ma così non è. Bisogna avere la forza e l'umiltà di chiedere aiuto perchè l'alcol in fondo, se preso in maniera eccessiva, può diventare una droga. E per di più legalizzata. Mi sono sentito quasi legittimato a bere in casa, evitando così controlli e incidenti lungo le strade. Senza accorgermi che la situazione mi stava sfuggendo letteralmente di mano. Il primo tentativo, poi fallito, mi ha fatto aprire gli occhi fino a scoprire il Club Arcat, verso cui sono stato indirizzato". 

Cosa si svolgono gli incontri nei Club?

"Premetto che non si parla mai di alcol, ma di quello che facciamo, cosa pensiamo, di come abbiamo vissuto la settimana. E' una condizione in cui ci confrontiamo grazie anche alle nostre diverse esperienze, ma che in qualche modo scorrono in un unico binario. Festeggiare un compagno che non tocca alcol da un anno, due anni o addiruttura dieci, infonde il coraggio a ognuno di potercela fare. Certo, ho avuto anche la fortuna di conoscere Marco Trauzzola, che un gran motivatore all'interno del gruppo e questo è stato un ulteriore aiuto. Abbiamo anche un diario, una sorta di quaderno di bordo con cui a turnazione mettiamo nero su bianco i nostri pensieri, le nostre sensazioni. Per poi trovare, magari, un terreno fertile di confronto. Oggi mi sento una persona nuova. Sento di aver trovato una strada possibile per poter andare fino in fondo, affrontare e guardare in faccia il problema". 

Qualche dato Alcol, fumo, gioco, ma anche droga. E' sempre più bassa l'età media di chi inizia ad approciarsi con un terreno pericoloso, borderline, che rischia di trasformare la propria vita in una dipendenza. Secondo l'ultima relazione al Parlamento su alcol e problemi alcolcorrelati del 2017, trasmessa il 21 marzo di quest'anno, cresce la quota dei consumatori occasionali di alcol (dal 42,2% del 2015 al 43,3% del 2016) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 il 27,9%, nel 2016 risultano il 29,2%). Nella fascia giovanile, il binge drinking (assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo) rappresenta invece  l’abitudine più diffusa e consolidata. Nel 2015 il fenomeno riguardava il 15,6% dei giovani tra i 18 e i 24 anni di età,  Nel 2016 il fenomeno riguarda il 17% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di cui il 21,8% maschi e l’11,7% femmine.

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