Agriturismo con il trucco, la giustizia alza le mani: tutti assolti anche dalla Corte dei conti

La struttura era stata realizzata con i fondi pubblici, con un vincolo decennale; ma era utilizzata come abitazione civile. I giudici contabili chiudono il caso

Un contributo di 95mila euro a fondo perduto per realizzare un agriturismo nel casale abbandonato, ma con l’obbligo di non cambiarne la destinazione per dieci anni. Secondo la Procura di Perugia e quella della Corte dei conti, però, quell’immobile non è mai diventato un agriturismo, ma la residenza della famiglia che aveva fatto domanda per il contributo. Uno degli appartenenti alla famiglia, inoltre, era un funzionario che aveva avuto tra le mani la pratica.

L’indagine, condotta all’epoca dal Corpo forestale, aveva accertato che l’immobile era diventato un’abitazione civile del padre del titolare dell’agriturismo e che solo in una parte marginale si sarebbe svolta l’attività economica. In violazione del bando e della concessione dei soldi dalla Regione.

La Procura di Perugia aveva notificato la richiesta di rinvio a giudizio a cinque persone: il titolare dell’agriturismo nonché beneficiario dei fondi pubblici, suo padre, un dirigente (del Servizio interventi per il territorio rurale) e un funzionario istruttore della pratica della Regione e un vigile urbano di Città della Pieve, con l’accusa di abuso d’ufficio (in concorso) e in indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. In sede penale tutti gli imputati erano stati assolti.

Poi si era aperto anche il capitolo contabile. La procuratrice Rosa Francaviglia, però, aveva chiesto il proscioglimento per i due titolari che avevano avviato l’attività, cioè il figlio e la nuora del funzionario indagato, e per un’altra persona. La richiesta di condanna al pagamento di 6.111 euro era stata avanzata per la nuova titolare della struttura; mentre 2mila euro erano stati richiesti ad un dirigente della Regione, subentrato a un altro funzionario di Palazzo Donini (assolto in sede penale), e ad un maresciallo della polizia municipale di Città della Pieve (assolto in sede penale) per aver attestato falsamente il domicilio di uno dei titolari.

La Corte dei conti, dopo aver ricostruito la vicenda, si è adeguata alle sentenze penali “irrevocabili favorevoli ai convenuti” che di fatto “producono efficacia extrapenale ex articolo 652 codice di procedura penale quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso”.

Per i giudici contabili “la violazione dei bandi relativi ai finanziamenti non è equiparabile alla violazione di legge e regolamento di cui discorre la norma penale incriminatrice”, cioè il falso non configura immediatamente l’abuso. Però ne potrebbe conseguire.

Quanto alle accuse di “residenza effettiva” nell’agriturismo e che “l’attività agrituristica risultasse regolarmente svolta”, ormai è intervenuta la prescrizione.

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Siccome nel giudizio contabile figuravano persone che non hanno avuto parte in quello penale, sarebbe stato “ingiusto” condannarle a pagare per un qualcosa che non li ha visti imputati in tribunale: “Si giungerebbe all’inaccettabile paradosso di pervenire alla condanna di soggetti cui sia imputata una condotta meno grave e al rigetto dell’azione risarcitoria nei confronti di coloro che, pur avendo compiuto atti più gravi degli eventuali condannati in sede contabile, siano riusciti a beneficiare di una sentenza penale di proscioglimento pieno”.

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