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Agente aggredito da un detenuto con un coltello a Spoleto, protesta il Sappe: "Recluso ancora non trasferito"

Il soggetto non è nuovo a comportamenti violenti, per il sindacato di Polizia penitenziaria "è ormai ingestibile" nel carcere umbro

Poliziotto penitenziario aggredito con un coltello rudimentale da un detenuto nel carcere di Spoleto. La segnalazione e la protesta sono del sindacato di polizia penitenziaria Sappe e dal suo segretario Donate Capece.

“Episodi simili sono ormai all’ordine del giorno e vedono le nostre donne e i nostri uomini – scrive Capece – peraltro privi di strumenti di autodifesa (taser, scudi e manganelli) alla mercé dei detenuti. La cosa che non riusciamo a proprio a mandare giù è che, nonostante vi siano strumenti normativi utili a punire e, dunque, disincentivare tali spiacevoli comportamenti” non vengano applicate le sanzioni ai detenuti che si rendono protagonisti di aggressioni.

Il 3 aprile un detenuto ha cercato di colpire un agente con un coltello costruito con messi di fortuna in cella. "E sebbene, a seguito di ciò, la Direzione umbra – scrive Capece – abbia tempestivamente avanzato al competente provveditorato la richiesta di trasferimento, pare che il detenuto sia ancora ristretto presso il penitenziario umbro”.

Solo grazie alla prontezza dell’agente e all’intervento dei colleghi che l’aggressione non ha avuto esiti più gravi se non mortali. “Ad oggi a fronte del gravissimo comportamento tenuto dal ristretto, non nuovo a simili gesti – prosegue il segretario Capece – sembrerebbe che alle richieste di trasferimento a distanza di 10 giorni dall’avvenuta aggressione sia stato risposto che la documentazione non era sufficiente bensì, per una adeguata valutazione, occorreva integrare il verbale del consiglio di disciplina”.

I Sappe, quindi, chiede ai vertici dell’amministrazione penitenziaria di verificare i fatti e prendere provvedimenti, compreso il trasferimento del detenuto perché “ormai ingestibile”.

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