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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca

Padre detenuto e figlio in visita in carcere aggrediscono agente della Penitenziaria: condannati

la violenza era scattata quando era stato comunicato ai due il termine dell'orario di visita

Padre e figlio condannati a 10 mesi di reclusione per lesioni personali, con pena sospesa per il figlio, e assoluzione di entrambi dall’accusa di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 10.000 euro in favore della parte civile, mentre il danno complessivo dovrà essere valutato in separata sede civile. I due sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali.

Padre e figlio sono finiti sotto processo per aver aggredito e malmenato un assistente della Polizia penitenziaria in servizio a Capanne. I due avrebbero posto in essere i comportamenti violenti che equivalgono ai reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale, durante un colloquio con i familiari in carcere a fine febbraio del 2020, con tanto di arresto e giudizio per direttissima.

Secondo la ricostruzione accusatoria, padre e figlio (il primo detenuto, il secondo in visita in carcere) avrebbero “in concorso tra loro” aggredito un agente della Polizia penitenziaria che “li aveva invitati a porre termine al colloquio visivo all’interno della stanza colloqui del carcere per scadenza del tempo”. All’invito dell’agente il padre detenuto avrebbe uno minacciato il poliziotto: “Sei il solito pezzo di m..., infame, fuori ti faccio sistemare io, così impari a vivere” per poi avvicinarglisi “inveendo al fine di aggredirlo”. La moglie del detenuto avrebbe cercato di trattenere il marito, ma era scivolata e caduta a terra, “sbattendo violentemente la testa sul pavimento”.

Per soccorrere la donna e il collega era intervenuto un assistente della Polizia penitenziaria, ma anch’egli sarebbe stato aggredito dal padre e dal figlio “con violenza”. I due avrebbero sferrato “violenti calci alla testa e all’addome”. L’assistente aveva riportato una “contusione commotiva cranica, contusioni multiple del volto con tumefazione all’occhio e all’addome”.

Padre e figlio erano arrestati. Il fermo era convalidato dal giudice, anche alla luce della “indole aggressiva del detenuto” e “l’assoluta gratuità della condotta” e l’aggressione scatenata da “futili motivi”, nonché per il “pericolo di reiterazione del reato”. Il padre, a seguito di questi fatti, è stato trasferito in un altro penitenziario.

Gli imputati, difesi dagli avvocati Luciano Ghirga, Giuliano Bellucci e Daniela Tizzano. L’assistente della Polizia penitenziaria, che ha riportato una invalidità permanente del 30%, si è costituito parte civile tramite l’avvocato Michele Gambini.

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