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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Adesca sui social una donna sposata, la ricatta con le foto hard e la violenta: condannato

L'uomo aveva stretto amicizia con la donna in rete, poi si era finto un altro in possesso di immagini compromettenti ed estorto un rapporto sessuale alla vittima

Dieci anni di reclusione per avrebbe costretto una donna “mediante violenza o comunque dietro la reiterata minaccia di un male ingiusto, a subire e compiere atti sessuali contro la sua volontà”. È la sentenza emessa dal giudice Marco Verola a carico di un albanese di 25 anni che si è finto un’altra sui social per adescare una donna sposata e violentarla dietro ricatto di rivelare tutto al marito della stessa.

Secondo il capo d’imputazione l’uomo aveva chiesto l’amicizia ad una donna, sposata sui social, e nel tempo era riuscito a “carpirne la fiducia con lusinghe e premure”. Dalla complicità il giovane era riuscito a convincere la donna a scattarsi e poi inviargli delle fotografie in cui la donna era in pose sexy, vestiti scollati per giungere a particolari anatomici intimi o perfettamente riconoscibili, tipo tatuaggi in posti particolari.

Dopo pochi giorni il giovane aveva contattato la donna in chat dicendole che un amico aveva visto le foto e fatte delle copie. Con quelle foto in mano lo stava ricattando, chiedendogli di organizzare un appuntamento con la donna ritratta in foto. Se non organizzava l’incontro avrebbe pubblicato su tutti i social e le chat le foto di lei nuda, raccontando tutto al marito della stessa. La donna era costretta ad accettare questo incontro, ben sapendo che la richiesta di questo misterioso amico del suo conoscente virtuale nascondeva solo una cosa: sesso.

Così si presentava all’incontro, vestita come richiesto dall’uomo misterioso (che poi sarebbe sempre il giovane che l’aveva adescata con un falso profilo social), cioè in abitino provocante e tacco alto. L’uomo non perdeva tempo, facave salire in auto la donna e la portava in un luogo appartato, chiedendo in cambio del sesso per non rendere pubbliche quelle foto. Se avesse accettato prometteva di cancellare le foto. La donna accettava e consumavano un rapporto sessuale.

La cosa sembrava finita lì, tanto che attraverso il falso profilo il giovane si rifaceva vivo, scusandosi del comportamento del suo conoscente, chiedendo perdono. Salvo poi all’improvviso tornare a chiedere, qualche giorno dopo, un altro incontro per l’amico misterioso: se non fai sesso di nuovo con me rendo pubbliche quelle foto.

Poi la situazione degenerava, perché l’uomo, iniziava a pretendere foto della donna a carattere sessuale più esplicito e un nuovo incontro a scopo sessuale. La donna doveva cedere se non voleva che il marito venisse a conoscenza di tutto. Così si presentava all’appuntamento, ma l’uomo le strappava di mano il telefono e prendere nota di alcuni contatti ai quali inviare le foto come ulteriore forma di ricatto. A questo punto la donna scappava dall’auto e intervenivano i carabinieri, ai quali la signora aveva raccontato tutto. Quell’ultimo incontro, infatti, era una trappola.

Oggi l’uomo è stato condannato a dieci anni per violenza sessuale, violenza privata, falso per l’uso del profilo falso e per essersi spacciato per altra persona. L'imputato era difeso dall'avvocato Giovanni Picuti.

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