Adesca minorenni sui social fingendosi una ragazzina, giovane umbro nei guai

Il giudice per l'udienza preliminare dopo aver disposto una perizia medico-psichiatrica ha deciso che non può essere processato per incapacità

Adescamento di minori, prostituzione minorile, possesso di materiale pedopornografico e accesso abusivo ad un sistema telematico. Sono le accuse che avrebbero dovuto portare davanti alla giustizia un uomo che aveva adescato una minore su internet fingendosi una coetanea e convincendola a farsi mandare delle foto svestita, salvo poi rubarle il profilo e utilizzarlo per irretire altre ragazzine.

Il giudice per l’udienza preliminare ha stabilito, sulla base di una perizia medica, che l’uomo, difeso dall’avvocato Andrea Galmacci, non è in grado di stare in giudizio e lo ha prosciolto per incapacità.

L’uomo, un giovane umbro con problemi medico-psichiatrici, secondo la Procura di Perugia avrebbe chattato “mediante il sociale network Facebook con la minore ...”, cioè una bambina di dieci anni all’epoca dei fatti nel maggio del 2014 (il processo si è aperto solo quest’anno), “utilizzando il falso profilo … pertanto, celando la propria identità e facendo credere alla predetta di dialogare con ‘una coetanea’, infine esortandola ad inviargli due immagini pedopornografiche che la ritraevano in indumenti, in posa erotica, utilizzava la predetta minore per produrre materiale pedopornografico”.

Il reato di accesso telematico abusivo, invece, si sarebbe verificato “mediante l’utilizzo del falso profilo … attraverso comunicazioni telematiche intercorse mediante il social network Facebook con la minore … avendo da questa ricevuto le credenziali di accesso al suo profilo Facebook … si introduceva nel predetto profilo e vi si intratteneva ... realizzava” il reato di adescamento di altre bambine.

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Sempre secondo la Procura l’uomo “utilizzando abusivamente il profilo di … e chattando mediante il social network con le minori … spacciandosi” per la bambina proprietaria del profilo sociale “nonché amica delle persone offese, mediante lusinghe, allusioni, carpendo la fiducia delle minori, anche chiedendo loro di inviargli fotografie di contenuto erotico” le adescava per poi utilizzare tali immagini per realizzare materiale pedopornografico.

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