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Archi, conservoni e acquedotto medievale "in malora": la storia di Perugia abbandonata al degrado

È triste constatare  lo stato di ciò che resta di una delle più celebri opere della fulgida storia perugina medievale, inquadrabile in quello che fu il nostro "rinascimento" del secolo XIII: l'acquedotto che dal monte Pacciano portava acqua alla Fontana Maggiore

È triste constatare  lo stato di ciò che resta di una delle più celebri opere della fulgida storia perugina medievale, inquadrabile in quello che fu il nostro "rinascimento" del secolo XIII: l'acquedotto che dal monte Pacciano portava acqua alla Fontana Maggiore.

Ce ne parla il professor Aldo Frittelli, un’autorità in materia di emergenze storiche perugine.

Dice: “Autentici gioielli sono il Museo delle Acque (quanti sanno che cos'è e dove si trova?) e i cosiddetti Conservoni sul Monte Pacciano, la "spugna" dalla quale sgorgano numerosissime sorgenti, comprese quelle che alimentano in modo perenne il torrente Rio. 

Proprio queste sorgenti decise di utilizzare a metà del Duecento il Comune di Perugia, creando un grande acquedotto per alimentare la Fontana di Piazza, mentre fino ad allora l'approvvigionamento idrico era stato sostenuto dai pozzi cittadini. Un'opera audace sia per i costi (i materiali come il piombo per la tubazione, le opere murarie), che per i problemi tecnici di progettazione e di manutenzione”.

“Fu così creata una linea della lunghezza di più di cinque chilometri, superando le difficoltà dovute soprattutto ai dislivelli, costruendo una ardita serie di opere murarie sul modello degli antichi acquedotti romani: i viadotti che i perugini conoscono come "gli arconi". La linea venne modificata e perfezionata in quello stesso secolo, fino a che, per vari problemi e vicende storiche, fu progressivamente abbandonata e sostituita con soluzioni più moderne”. 

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