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La denuncia - "Acquedotti colabrodo in Umbria, abbiamo le tubature ancora in amianto"

Sauro Presenzini, presidente del Wwf: "Abbiamo acquedotti che risalgono addirittura al 1928"

“Di fronte al caldo torrido, alla siccità, ai cambiamenti climatici, (concausa delle continue perdite e rotture degli acquedotti umbri), la risposta dei gestori dei pubblici acquedotti è totalmente inadeguata, al limite dell’inerzia. Manca una strategia di medio-lungo respiro. Quotidianamente, a fronte dei 100 litri prelevati alla sorgente, soltanto 60 litri giungono ai nostri rubinetti, gli altri 40 litri … vengono dispersi dalle tubazioni fatiscenti, che oggettivamente sono inadeguati, vecchi, vulnerabili e non sicuri”.

E’ quanto denuncia Sauro Presenzini, Presidente Wwf Perugia. “Emblematico il caso dell’acquedotto di Foligno, di cui alcuni importanti tratti ancora in esercizio, addirittura risalgono al 1928. In moltissimi acquedotti sono poi presenti le fragilissime e famigerate condutture di cemento/amianto, non esattamente un materiale rassicurante in caso di rottura, con dispersione di frammenti, polverizzazione, abrasione o semplice cessione delle fibre per usura. C’è un rischio reale in Italia, che viene fortemente sottovalutato ed è il rischio di inquinamento da amianto proveniente dalle tubazioni per la distribuzione dell’acqua potabile”.

“A Perugia –continua- ad esempio la situazione è drammatica, un solo dato che ben evidenzia lo stato pietoso delle nostre tubature: 1550 riparazioni/interventi in appena 2 mesi per tamponare le perdite dagli acquedotti colabrodo”.

“Occorre una rivoluzione culturale da parte di chi gestisce ed amministra il bene pubblico e una risorsa naturale oggi preziosissima, pretesto per nuove guerre, in luogo del petrolio. In tema di investimenti, di corretta gestione, abbiamo una situazione a piramide rovesciata, ovvero il 94% spese da parte dei gestori se ne và per riparazioni ed interventi vari e solo il 6% viene previsto, programmato e speso, per investimenti strutturali, ad esempio per la sostituzione dei vecchi acquedotti e tubature a cominciare dalla bonifica di quelle con la presenza d’amianto”.

“Oltre il 40% le perdite medie degli acquedotti italiani e l’Umbria non fa eccezione, maglia nera dello scandaloso spreco in Italia, è la Città di Frosinone (anno 2016), con il 75,4% disperso nel suolo. Spesso la vera notizia è quella non detta, quella non scritta, è la parte che si omette di riferire, sta a noi denunciare e sottolineare: migliaia di chilometri di tubazioni per l’acquedotto in Umbria, come nel resto d’Italia, sono ancora in amianto, cosa si aspetta per bonificare questi tratti?”

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