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Sanità, Orlandi indagato per abuso d'ufficio: nel mirino otto anni di carriera

Abuso d'ufficio. Walter Orlandi e la dirigente Usl 1 Manuela Pioppo nella bufera: "Abbiamo fatto tutto secondo la legge"

Bufera per un'avanzamento di carriera sospetta, e che ha portato ad iscrivere nel registro degli indagati l'attuale direttore regionale della sanità Walter Orlandi e la dirigente dell'Usl 1 Manuela Pioppo. L'ipotesi accusatoria che si configura nei confronti dei due è quella di abuso d'ufficio. Il periodo contestato va dal 7 febbraio 2007 al 31 dicembre 2015: e proprio in questo arco temporale che ci sarebbe stato, secondo l'ipotesi accusatoria, violazioni della normativa di settore per la nomina di incarichi a carattere dirigenziale della Pioppo. 

L'ex direttore dell'azienda ospedaliera Walter Orlandi, difeso dall'avvocato Franco Libori, commenta: "Per noi è tutto regolare. E affronteremo la vicenda con la massima tranquillità". Raggiunta telefonicamente, anche la dirigente Pioppo ha commentato a denti stretti l'accaduto: "Ho fatto tutto secondo la legge e il mio curriculum vitae è online, sotto gli occhi di tutti. Non ho altro da dire se non che non ho avuto nessun tipo di agevolazione". 

"Abbiamo fatto tutto secondo la legge", ribadisce la dirigente Manuela Pioppo (difesa dall'avvocato Francesco Falcinelli) finita sotto la lente della procura insieme a Orlandi dopo un esposto di due dottoresse  - all'epoca facenti parte dell' equipe medica della direzione medica dell'azienda ospedaliera di Perugia - a proposito di una progressione di carriera, senza avere requisiti tali da essere destinaria di importanti incarichi dirigenziali. Da lì l'avvio delle indagini per stabilire se i presupposti illeciti denunciati dalle querelanti, siano fondati. 

Gli accertamenti svolti sono stati portati avanti dalla guardia di Finanza su delega del procuratore generale De Ficchy e del sostituto procuratore Paolo Abbritti. Le dottoresse, parti offese nel procedimento, attraverso il loro legale Massimo Brazzi presentarono tre esposti nel luglio del 2015 alla Procura della Repubblica, all'Anac (autorità nazionale anticorruzione) e alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti. 

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