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Domenica, 16 Giugno 2024
Cronaca Assisi

La feritoia del castello diventa la porta di casa grazie ad un cavillo

La Soprintendenza blocca i lavori, ma non avvia la pratica di riconoscimento di bene culturale e il Tar annulla la sospensione dei lavori

Vuole aprire una finestra sulle mura medievali e trasformare una feritoia in una porta di accesso con dei gradini, ma Comune di Assisi e Soprintendenza si oppongono. Un cavillo, però, dà ragione alla proprietaria di casa.

Una signora, difesa dall’avvocato Eleonora Tomassini, si è rivolta al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria chiedendo l’annullamento del divieto di effettuare i lavori nella sua abitazione emesso dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria con l’ordinanza avente ad oggetto “cinta muraria urbica di Tordandrea – Interventi di manutenzione straordinaria con opere interne ed esterne su immobile sito in Assisi, frazione Tordandrea”.

La proprietaria aveva presentato la dichiarazione di inizio attività per l’esecuzione di opere consistenti nello “sparapettamento di una finestra al piano terra sul prospetto nord dell’edificio con creazione di una nuova porta di ingresso e di quattro gradini di accesso all’unità immobiliare, da realizzarsi all’interno del muro perimetrale in modo da non sporgere rispetto alla sagoma dell’edificio”.

Comune e Soprintendenza ritenevano l’area di “notevole interesse pubblico” e vietavano i lavori. Il centro storico della frazione di Tordandrea è classificato come “Città Storica” e che lo stesso “è parte integrante del ‘Castello di Tordandrea’ (prima metà del XV secolo), addossandosi a nord all’antica cinta delle mura urbiche”. La Soprintendenza sosteneva che “essendo nel caso in esame la proprietà privata a ridosso di una proprietà pubblica, la richiesta di stamponatura della finestra a nord non [era] procedibile”. Nella medesima nota, la Soprintendenza “osservava, inoltre, che l’immobile in questione, parte integrante del Castello di Tordandrea, risalente alla prima metà del XV secolo, si addossa a nord all’antica cinta delle mura urbiche, in cui a est si apre la monumentale porta urbica e che, per quanto visibile dalla documentazione catastale, dalle fotografie disponibili e da una visione dinamica offerta da google maps (street view), la cinta muraria preesistente è stata visivamente cancellata a sud dall’addossarsi alla stessa in epoca relativamente recente di nuove costruzioni dai caratteri architettonici e tipologici non coerenti con le antiche strutture e, a tratti, dai colori altamente impattanti; invece, il fronte nord della cinta muraria, di cui è parte l’immobile in esame, conserva sostanzialmente i caratteri storico-tipologici, architettonici ed urbanistici preesistenti che ne definiscono l’immagine consolidata”.

Ora subentra il cavillo. Comune e Soprintendenza avrebbero dovuto avviare le pratiche per il riconoscimento di “bene culturale” anche la proprietà della donna. La tutela indiretta, dunque, presuppone la qualità del bene tutelato come “bene culturale immobile”. Senza questa procedura “il fabbricato oggetto del provvedimento impugnato è di proprietà dell’odierna ricorrente, con la conseguenza che lo stesso, non appartenendo” a Comune o Soprintendenza, non rientra nei beni di interesse culturale. Ne consegue l’annullamento del divieto ad effettuare i lavori. Salvo nuovo intervento della Soprintendenza di sospensione dei lavori e avvio del percorso di tutela che a quel punto impedirebbe l’esecuzione dell’intervento.

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