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Abuso d'ufficio, avrebbe favorito una dirigente: chiesto il rinvio a giudizio per il direttore della Sanità, Orlandi

Avrebbe favorito la carriera della dirigente sanitaria. Il pm chiede il rinvio a giudizio per direttore dell’area sanità di Palazzo Donini

Abuso d’ufficio. E’ questa l’ipotesi di reato formulata dalla procura di Perugia a carico di Walter Orlandi, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera e attuale direttore dell’area sanità di Palazzo Donini a cui il pm Paolo Abbritti ha chiesto il rinvio a giudizio. La prima udienza davanti al gip è stata fissata per il prossimo 26 settembre.  Chiesta invece l' archiviazione per Manuela Pioppo, dirigente dell’Asl1 e già direttore sanitario del Santa Maria della Misericordia di Perugia. 

Entrambi finiti indagati per abuso d’ufficio, ora il pm chiede il processo per il vertice della sanità umbra, che secondo l’accusa avrebbe favorito la carriera della dottoressa Pioppo, “in violazione dei principi di imparzialità e di buon andamento dell’azione amministrativa” 

In sostanza, è l’ipotesi accusatoria della procura, in assenza di procedure di selezione, avrebbe determinato una “concentrazione di incarichi” nella persona della dottoressa Pioppo, procurandole “un ingiusto vantaggio patrimoniale a titoli di corrispettivi indebitamente erogati"    

Dal canto suo Orlandi, difeso dall’avvocato Franco Libori, aveva sempre ribadito la correttezza e la regolarità del proprio operato, anche a fronte di una corposa memoria  difensiva in cui il legale aveva sottolineato "la perfetta osservanza della normativa da parte dell'indagato, senza procurare alcun vantaggio patrimoniale alla Pioppo. Per il pm appare ora necessario il vaglio dibattimentale per la sola posizione di Orlandi e la decisione spetterà al gip in sede di udienza, prevista per settembre.

Gli accertamenti svolti sono stati portati avanti dalla guardia di Finanza a seguito di un esposto  di due dottoresse  - all'epoca facenti parte dell' equipe della direzione medica dell'azienda ospedaliera di Perugia - a proposito di una "sospetta" progressione di carriera.  Da lì l'avvio delle indagini per stabilire se i presupposti illeciti denunciati dalle querelanti, siano fondati oppure no.  Le dottoresse, parti offese nel procedimento, attraverso il loro avvocato Massimo Brazzi presentarono tre esposti nel luglio del 2015 alla Procura della Repubblica, all'Anac (autorità nazionale anticorruzione) e alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti. Ora la decisione spetta al giudice. "I fatti oggetto dell' esposto - spiega l'avvocato Brazzi - hanno trovato riscontro nella richiesta di rinvio a giudizio depositata dal pubblico ministero". Ora la decisione spetta al giudice.

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