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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca

A rischio il "giusto processo", due giorni di astensione dalle udienze per i penalisti del foro di Perugia

La decisione della Camera penale contro la riforma che prevede la non rinnovazione del dibattimento in caso di cambio del giudice

Due giorni di astensione dalle udienze penali. L'Unione delle Camere Penali italiane ha deliberato l'astensione dalle attività per i giorni 27 e 28 giugno 2022 per denunciare con forza il concreto ed attuale pericolo che venga mortificato un caposaldo del "giusto processo": il fondamentale diritto dell'imputato ad essere giudicato dallo stesso giudice che ha raccolto la prova, in ossequio agli irrinunciabili principi di oralità e immediatezza.

“Tale disciplina positiva infatti, tende a garantire, oltre alla oralità e alla immediatezza, anche l'effettiva attuazione del contraddittorio dinanzi al giudice della decisione – afferma l’avvocato Marco Angelini, presidente della Camera penale di Perugia - La legge delega ha stabilito i canoni ai quali il Legislatore delegato dovrà attenersi per modificare, tra l'altro, la disciplina della riassunzione della prova dichiarativa al dibattimento nel caso di mutamento del giudice. Il punto della delega, in quanto tale già vigente nel nostro ordinamento, accoglie il principio per il quale il giudice che procede può valutare di non rinnovare la prova nella ipotesi in cui le dichiarazioni rese in dibattimento siano state videoregistrate e sia dunque possibile procedere alla loro visione e al loro ascolto, al fine di percepirne il contesto e anche tutti gli elementi che compongono la comunicazione non verbale provocate dall'attività delle parti e dagli interventi residuali del giudice”.

Secondo i penalisti del foro perugino, “nonostante la previsione normativa, ogni giorno continua a verificarsi nelle nostre aule di giustizia il fenomeno determinato dalla regola stabilita dalla Suprema Corte di Cassazione con la nota sentenza Bajrami – prosegue la nota dell’avvocato Angelini - Secondo tale pronuncia è possibile per il nuovo giudice non procedere alla rinnovazione dell'acquisizione della prova, limitando tali ipotesi al solo caso che la parte abbia indicato il teste nella sua lista o intenda indicarlo in una nuova lista testi, a condizione che siano diverse le circostanze rispetto a quelle oggetto della prima testimonianza. Conseguenza di tale pronuncia sono le devastanti prassi in atto per le quali con inquietante frequenza mutano le composizioni dei collegi e dei tribunali monocratici, di fatto così bilanciando principi costituzionali con esigenze organizzative, trasferimenti a richiesta dei singoli magistrati, esigenze private degli stessi giudici”.

I penalisti italiani “intendono reagire a questo stato di cose e, proprio nell'imminenza della chiusura dei decreti delegati, richiedono che siano previste quantomeno misure che diano certezza che il giudice della decisione abbia nel suo bagaglio di conoscenza la concreta visione delle videoregistrazioni. I provvedimenti attuativi debbono prevedere l'obbligo, sanzionato da nullità, della visione pubblica, in una udienza dedicata, di quelle videoregistrazioni - prosegue la nota - Strettamente collegato al tema dell'immutabilità del giudice è la richiesta di un immediato intervento nell'ambito della riforma dell'ordinamento giudiziario che preveda l'obbligo, per il giudice richiedente il trasferimento, di previamente esaurire il proprio ruolo portando a termine i processi già iniziati. Tale onere, in realtà, è già contemplato in una precisa direttiva del CSM, semplicemente rimasta inattuata. Laddove il previo esaurimento del ruolo assumesse la forma di un preciso obbligo avente forza di legge troverebbero immediata soluzione almeno le più gravi storture determinate dalla infausta decisione delle Sezioni Unite”.

L'astensione dei penalisti è stata, quindi, decisa proprio “per denunciare l'inaccettabile compromissione dei diritti costituzionali che quotidianamente si verifica nelle aule di giustizia con le reiterate modifiche della composizione dei collegi in un numero elevato di processi e per sollecitare Governo e Parlamento ad assumere immediati provvedimenti in grado di risolvere le storture determinatesi nel sistema e così riaffermare l'inderogabilità dei principi del giusto processo” conclude il presidente Angelini.

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