Cronaca località Cenerente

Omicidio Cenerente, in aula parla il capo delle 'belve': l'alibi non regge

E' stato ascoltato oggi, 22 maggio, Alfons Gjergji, l'uomo che secondo l'Accusa avrebbe ucciso Sergio Scoscia e l'anziana madre Maria Raffaelli nella villetta di Cenerente

L’italiano è strascicante. Al suo fianco l’interprete. La donna cerca di dare una logica alle parole di Alfons Gjergji, accusato dell’omicidio di Sergio Scoscia e l’anziana madre Maria Raffaelli, uccisi barbaramente in quella casa di Cenerente, divenuta ormai la villetta degli orrori. “Mi dispiace per tutti voi, ma io sono innocente”. Si conclude così la sua lunga testimonianza dell’uomo, ascoltato oggi, 22 maggio, in aula.

Non è un caso partire da quest’ultima frase. Il racconto di Alfons Gjergji pare, infatti, non aver convinto in molti in aula che, ascoltando l’alibi, sono usciti dal tribunale di via XVI Settembre, più perplessi di quando sono entrati.

Alza a tratti la voce il pubblico ministero Claudio Cicchella, intenzionato a “spremere” fino in fondo l’imputato. “Ci parli di quella notte che andò a prendere Laska Ndrec (considerato dall’Accusa uno dei complici dell’omicidio e già condannato con il rito abbreviato, ndr.)”.

Alfons Gjergji inizia il suo racconto, a volte, aiutato dall’interprete, altre rispondendo da solo in italiano semi incomprensibile. “Sono arrivato a Perugia alle 18. Poi sono andato a casa di Artan Gioka (il terzo complice condannato insieme a Laska Ndrec). Alle 20 siamo andati a prendere una pizza nel ristorante di un nostro amico greco. Abbiamo mangiato e a mezzanotte abbiamo deciso di partire per Roma. Ed è a quel punto che Laska mi ha detto che doveva andare insieme ad Artan a prendere dei soldi da un suo amico. Io sono rimasto nella mia auto ad aspettarli e mi sono addormentato. Sono tornati alle cinque del mattino”.

Si difende così Alfons Gjergji, sostenendo di aver dormito per cinque ore in auto e non sapendo assolutamente dove si trovassero i due. Proprio lui finito in mezzo a questa vicenda perché, come dichiara in aula l’imputato, “Laska Ndrec avrebbe picchiato Artan Gioka in Albania, costringendolo a dire che l’assassino di Sergio Scoscia Maria Raffaelli era lui”.

Si cerca di ripercorrere anche il giorno in cui Laska Ndrec va a Roma accompagnato dall’imputato. “Siamo partiti alle cinque con due auto differenti. Laska la sua l’ha data a un amico a metà strada, poi è venuto con me. Una volta arrivati abbiamo pranzato, lui è andato a tagliarsi i capelli e siamo partiti per Tagliacozzo. Da qui doveva prendere, infatti, un pullman per l’Albania che abbiamo perso, per questo Laska è partito con un volo da Fiumicino”. Ad attenderli a Tagliacozzo un'altra persona, ma che con l’omicidio di Cenerente pare non aver nulla a che fare. L’uomo doveva semplicemente aiutare Laska a fuggire in Albania. Un racconto che non ha convinto il Pubblico Ministero e molti dei presenti. Unica cosa certa rimane comunque che  Sergio Scoscia e l’anziana madre Maria Raffaelli vennero barbaramente uccisi, con una crudeltà senza pari per del misero oro.

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