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Coronavirus, in zona gialla ripartono ristoranti e bar: limitazioni per il consumo al banco

Circolare del ministero dell'Interno: fino al 31 maggio vietate le consumazioni all'interno, mentre resta la possibilità di effettuare l’asporto fino alle ore 18. Fipe Confcommercio protesta: "Restrizioni più dure di quando non c'era il vaccino"

In Umbria, come nelle altre Regioni in zona gialla da oggi (lunedì 26 aprile), riparte l'attività di bar e ristoranti con le modalità di svolgimento dei servizi chiarite dal ministero dell'Interno in una circolare di due giorni fa. Nello specifico è consentito lo svolgimento delle attività di ristorazione con consumo al tavolo, esclusivamente all’aperto, svolte da qualsiasi esercizio (ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie…), nel rispetto della fascia oraria compresa fra le ore 5 e le ore 22. 

SERVIZIO AL BANCO - Relativamente agli esercizi pubblici di somministrazione di alimenti e bevande però, fino al 31 maggio, il servizio al banco è possibile in presenza di strutture che consentono la consumazione all’aperto (quindi le consumazioni all’interno sono vietate mentre resta la possibilità di effettuare l’asporto fino alle ore 18). Anche nella consumazione al banco come quella al tavolo deve essere poi assicurata la distanza interpersonale di almeno 1 metro di separazione tra i clienti ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale. Detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale.

FIPE PROTESTA - Il provvedimento ha immediatamente suscitato la reazione di Fipe-Confcommercio, per la quale il provvedimento “non dà certo la risposta che chiedono e meritano le decine di migliaia di bar e locali che si vedono messi ulteriormente in difficoltà proprio nel momento in cui si parla di riaperture”, visto che “introduce una limitazione ulteriore che non esiste nel Dpcm del 2 marzo, al quale l’ultimo decreto fa riferimento, introducendo una penalizzante restrizione e ulteriore caos interpretativo. Il consumo al banco, regolato dai protocolli su distanziamento e capienza degli esercizi, permette in molti casi di snellire il servizio evitando assembramenti all’esterno ed è l’unica modalità di lavoro per numerosissime attività che non dispongono di spazi esterni".

APPELLO AL MISE - C’è in più la questione non certo secondaria della sopravvivenza delle imprese: “Per i bar al 26 aprile - dice il presidente Lino Enrico Stoppani - le misure restrittive sono addirittura peggiori di quelle che per mesi hanno adottato in zona gialla, perfino quando di vaccini non c’era traccia. Oggi, con oltre 17 milioni di somministrazioni vaccinali e 4 milioni di persone guarite dal Covid, si impedisce di effettuare il consumo al banco e lo si fa con un’interpretazione ministeriale. È una mancanza di rispetto e un danno secco verso 130mila imprese che hanno già pagato un prezzo altissimo per le misure di contenimento della pandemia, senza alcun beneficio evidente sul piano sanitario. Per questo chiediamo al più presto un intervento del Mise“.

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