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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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VISTI PER VOI La stagione al corcianese teatro della Filarmonica chiude con una (ricucita) crisi di coppia

In scena Tiziana Foschi e Antonio Catania

Titolo della pièce: "Ma non avevamo detto ‘per sempre?".

In cui il “sempre” mal si adatta alla dimensione routinaria di una coppia che sta insieme per abitudine e senza ormai molto da condividere.

Lei, farmacista concreta e produttiva. Lui, sognatore e fallito nelle sue artistiche aspirazioni. Sballottato fra provini e delusioni.

Un figlio desiderato e virtuale. È di conforto avergli attribuito il nome di un personaggio scespiriano (Polonio). Immaginarlo innamorato e forse sposato. In questa ricerca di normalità. In un futuro senza prospettive.

Finché, in un disamore logorante, la coppia scoppia e subentra la separazione, condivisa e senza rimpianti.

Solo dopo ci si accorge che quella storia poteva essere stata importante. Così da raccontarla facendone il plot per una commedia che sancirà l’auspicato trionfo dell’attore e l’affermazione registica della moglie. Forse. Ma è già una vittoria riuscire a condividere un’avventura, aggrapparsi a una speranza, coltivare un’illusione.

Lo spettacolo, per la regia di Antonio Pisu, prende i giri con difficoltà. Poi decolla, quando la commedia e la farsa assumono le tinte del piccolo-grande dramma dell’addio. Fino alla ricucitura finale, intrisa di sentimento e con una punta di ottimismo.

Bravi gli attori che si spendono con malizia e complicità. Interessante la scenografia con arredi (tavolo, frigo, divano) inclinati. Come forse è periclitante la situazione relazionale dei due.

Tanto che, quando si decide di costruire il rapporto su nuove basi, è la donna a togliere di mezzo tutto quel bailamme, lasciando in scena solo il grande albero. Inamovibile. Come il bisogno di radicarsi, di trovare un ubi consistam. Nell’incertezza dell’esistere.

Rinunciando anche al “per sempre” e accontentandosi del “per ora”.

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