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Domenica, 16 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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VISTI PER VOI La Rassegna del Ridotto al Morlacchi apre con uno spettacolo straordinario di Leonardo Manzan

Per interlocuzione, contenuti, modalità di fruizione

Un redivivo Carmelo Bene. Per narcisismo, ma anche per talento.

Autocentrato? Certamente. A più non posso. Tanto che il titolo, inequivocabilmente, recita UNO SPETTACOLO DI LEONARDO MANZAN. Leonardo Manzan dirige Leonardo Manzan in una delle produzioni più attese dell’anno: il nuovo spettacolo di Leonardo Manzan.

La modalità di fruizione consiste nella dotazione di cuffie che martellano, assillano, ripetono inesorabilmente, fino al paradosso e allo sfinimento, il nome del factotum.

Ma poi lo spettacolo prende il volo. Dopo un preludio con foglie che cadono, “soffiate” verso lo spettatore dalla bravissima Paola Giannini, si capisce il senso del piedistallo al centro del palcoscenico.

Sarà lo stesso Leonardo a salirvi. Proprio lui: quel Leonardo-Leonardo-Leonardo, che evoca tanto il Lamberto-Lamberto-Lamberto del libro di  Gianni Rodari Il mistero dell’Isola di San Giulio.

Il pretesto dell’autore è quello di ammannirci una contro-lezione di storia dell’arte, declinandone succintamente il dipanarsi: dalle grotte di Lascaux al puntinismo, ai prodotti di Cattelan.

Di cui si elogia la bravura, e l’astuzia (oltre la merda d’artista di Manzoni) nell’aver trasformato una banana da 75 centesimi in un’opera d’arte da 120 mila dollari. Col valore aggiunto, e la semplicissima furbata, di averla affissa alla parete con un pezzo di nastro adesivo. Facendone un capolavoro.

Dunque – sostiene Manzan – con una voce guida persuasa e persuasiva, chi non si espone e non si propone è destinato all’irrilevanza, inesorabilmente perdente. Come un Pinco Pallino qualunque, insomma. Il segreto consiste nel proporsi dell’artista come opera d’arte vivente, perfetta, esaustiva. Ed esponendosi nella sua nudità.

Cosa che Manzan fa senza imbarazzo, descrivendo anche le misure per proprio corpo-opera d’arte. Altezza, larghezza, superficie, volume. Compresa lunghezza, asserita, del pisello in erezione (21 cm, notevolmente sopra la media).

E anche qui traspare la cultura che sta dietro un’operazione apparentemente superficiale, come quella del nudo in scena che non riesce, da secoli, ad épater les bourgeois, per dirla con Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud.

Insomma: il capolavoro è lui stesso. E lo asserisce lo stesso Arnaldo Pomodoro (in presenza virtuale) che la brava Paola Giannini individua nel sottoscritto, indicato col puntatore (e l’Inviato Cittadino ci sta, di gusto!).

Lo spettacolo si dipana con battute argute che sollecitano il riso e la riflessione. Col coinvolgimento di spettatori (evidenti compari), invitati ad alzarsi in piedi e a partecipare.

Anche se nessuno offre i 100 o i 150  euro per andare a cena con Leonardo o con Paola. Maggior fortuna per la figura animalesca, venduta a ben 2 (diconsi due) euro. Prezzi popolari.

Dopo un intervallo con sigaretta (di Paola) riprende la seconda parte. Invero meno brillante, quasi per iniziati. Difatti si ironizza su colleghi e relativi spettacoli: il che richiede più di una infarinatura in termini di conoscenze del milieu teatrale.

Paola è straordinaria: commenta, agisce, interagisce, utilizza il minoxidil per rinvigorire l’esausta chioma (lunga, ma in predicato di alopecia areata) del compagno di merende. E chiude con una performance di ballo strepitosa: che fiato e che scioltezza! Da ballerina professionista. Mi sa che lo è. 

Mi sa che questo Manzan mangia cultura a colazione-pranzo-cena.

Dietro l’apparente levità, cela un serrato dialogo coi classici e non solo. Difatti, la storia della statua è presa pari pari dalle Metamorfosi di Ovidio.

In cui si narra dello scultore eternamente scontento di prodotti imperfetti, gratificato dagli Dei col miraculum di essere lui stesso trasformato in statua, prodigio e paradigma di perfezione.

Mi sa che i due premi della Biennale di Venezia (coni Cirano deve morire nel 2018 e Glory Wall nel 2020) non glieli hanno dati a vanvera.

Mi sa che questo Leonardo Manzan è un talentaccio.

Mi sa che questa ora o poco più al ridotto del Morlacchi è stata ben spesa. 

PS. Carina, ed ecologica, l’idea di non stampare brochure ed affidare ad allievi della scuola di teatro il compito di dire quello che c’è da dire. Spesso, troppo spesso, tutta quella carta sprecata grida vendetta.

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