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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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VISTI PER VOI Et voila nȏtre solitude. Al Cucinelli, Laetitia Casta vince e convince

“Una journée particulière” dal film capolavoro di Ettore Scola

Magistrale l’adattamento teatrale di Gigliola Fantoni e Ruggero Maccari, trattato in lingua francese da Huguette Hatem.

Una messinscena strepitosa in cui recitano perfino la scenografia, la caffettiera, le lenzuola stese in terrazza. In un sincronismo oliato alla perfezione.

Il plot è noto e si lega a un evento storico: la visita del dittatore tedesco a Roma, nel maggio 1938, con tanto di fraterna parata e entente cordiale fra totalitarismi. In totale sintonia e in odore (anzi, puzzo) di bollori bellicisti.

Col marito della protagonista (Antonietta-Laetitia Casta), Emanuele (Joan Bellviure), fascista “duro e (im)puro”, pronto a recarsi all’evento insieme ai sei pargoli, col suo bagaglio di vuota retorica maschilista. E abitudini, anzi vizi, di frequentatore seriale di bordelli.

L’attore marocchino Roschdy Zem (nel ruolo di Gabriele) è un giornalista-annunciatore EIAR (la RAI dell’epoca) il cui orientamento sessuale viene letto come offesa al machismo di regime e lo rende meritevole di licenziamento. Malgrado l’esibizione di un certificato di ‘sana e robusta costituzione’… virile.

Il che consente una riflessione storico-antropologica sul modo di pensare e di giudicare la condizione femminile e la diversità nei tempi di Giovinezza e Faccetta nera, con l’esaltazione della “maschia gioventù”. Perché faccetta nera era la giovanetta da esibire come conquista sessuale da erotomane schiavista.

Dunque non era accettabile che un uomo non fosse maschio, magari puttaniere, ma non una checca: motivo di disonore per il tricolore. E, per di più, antifascista. Insomma: un cattivo soggetto.

Negazione della frase del Duce: "L'uomo deve essere marito, padre e soldato". Dato che lui non si riconosce in nessuna delle tre figure.

Ecco, dunque, che l’incontro di due solitudini genera condivisione. Il dono alla donna del romanzo preferito (I tre moschettieri), la considerazione e il rispetto. Meritato, non octroyé.

Per la prima volta, la donna s’illude di essere apprezzata e scopre la delicatezza di un (supposto/desiderato) amore.

Anche se il rapporto consumato con tenerezza sarà solo un’illusione che durerà l’espace d’un matin (Tutte le cose belle /hanno un triste destino / come le rose durano / lo spazio d’un mattino).

Così Gabriele, lasciatosi con l’amante maschile, s’imbarca per il confino. Mentre Antonietta beve fino in fondo l’amaro calice del disprezzo e della solitudine. Tornando alla squallida quotidianità, nel ruolo di madre e moglie, “serva”, cui competono dolori e umiliazioni.

PS. Inevitabile, anche se ingeneroso, il confronto con l’interpretazione della coppia Loren-Mastroianni. La Casta funziona, mentre cede qualche punto Roschdy Zem, nel confronto con Marcello. Sarà forse perché l’attore marocchino paga lo scotto di un’immagine e di una filmografia che lo propone come maschio indefettibile. Il che contrasta e lo rende meno credibile nel ruolo di omosessuale. E la sua bravura non riesce ad eguagliare la grazia di Marcello nelle movenze didattiche di rumba alla casalinga disperata. Oltre che nell’intensità. O è forse il linguaggio filmico dei primissimi piani che lo aiuta?

Confronti (esecrabili) a parte, lo spettacolo si fa vedere con piena partecipazione. Il che, in tempi di monologhi risparmiosi e testi mediocri, costituisce elemento di sicuro conforto.

Poscritto di peruginità.

Nella figura del dipendente della Radio di Stato licenziato, c’è chi ha voluto vedere in filigrana la vicenda personale di Nunzio Filogamo che, negli anni Trenta, venne espulso per omosessualità.

Venendo fra i travertini della Vetusta, ho dimostrato come Benito (Nito) Vicini abbia subito sorte analoga (Nito Vicini. Una storia perugina tra musica, arte, spettacolo, Morlacchi editore).

Pur avendo vinto un concorso alla Radio, venne sottodimensionato, marginalizzato, espulso. Avendo fatto, come oggi si dice, coming out. Orgogliosamente e con dignità. Cantante, ballerino, performer, pittore… dovette emigrare, accontentarsi di ruoli inferiori ai meriti. Morì in solitudine. Ho avuto la soddisfazione personale di fargli intestare una strada. Risarcimento tardivo, ma dovuto.

Foto - Una giornata particolare

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