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Domenica, 16 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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VISTI PER VOI Al Morlacchi, Clitennestra. Ma non è quella di Eschilo

Isabella Ragonese presta sussurri e grida al personaggio di Colm Tóibín

Un’interpretazione che scompagina le categorie e demolisce i luoghi comuni dell’epica e della tragedia classica, quella proposta in La casa dei nomi dello scrittore Irlandese Colm Tóibín.

Non più lei (solo) assassina-traditrice e vendicativa, insieme al drudo Egisto, ma la protagonista appassionata e debole, a suo modo. Sopraffatta da eventi dolorosamente insopportabili. Spinta dal desiderio di far pagare il fio a chi ha anteposto l’esito della guerra alla tutela dei suoi cari.

Non più, o almeno non solo, la regina che intende punire il coniuge Agamennone per l’uccisione della figlia. Ma una decisa conferma del lucreziano tantum religio potuit suadere malorum. In cui religio assume il senso etimologico di res (cosa) e ligo (lego). Per indicare l’atteggiamento di chi è “legato alle cose”, a fatti/misfatti, come quello compiuto dall’Atride. E non intende perdonarlo.

C’è poco di religioso, dunque, e tanto di umano nella posizione di Clitennestra ed Elettra. Quando si scopre l’empietà di una dottrina, sacralmente tramandata, che può spingere sulla strada del delitto.  Laddove, per compiacere gli Dei e convincerli a far spirare venti favorevoli, un padre-guerriero può essere disposto a sacrificare l’innocentissima figlia Ifigenia.

Per la regia di Roberto Andò, si presenta sul palco una Compagnia di ben tredici attori. Supportati da scene mobilissime, spesso su due piani, con sciabolate che emanano bagliori di luce-rumori.

In scena: Isabella Ragonese, Ivan Alovisio, Arianna Becheroni, Denis Fasolo, Katia Gargano, Federico Lima Roque, Cristina Parku, Anita Serafini, coro Luca De Santis, Eleonora Fardella, Sara Lupoli, Paolo Rosini, Antonio Turco. Per una recitazione che più espressionista non si può.

Alta drammaticità nella protagonista e nei comprimari, con movimenti coreutici, cambi di costume molto moderni. Ambientazione in luoghi contemporanei, degradati, con bagni mattonellati e termosifoni rugginosi. In quel contesto, il nudo di Agamennone, a mondarsi il corpo, ma  non la coscienza. Prima di spalle, infine frontale. Ed è il disgusto per quel corpo che ha generato e tolto la vita a spingere alla soluzione finale. Un nudo spocchioso, tracotante. Che fa presagire la tragedia imminente. Comminata senza rimorsi. Anzi col gusto della vendetta. Che, come si dice, è un piatto freddo. E come tale va gustato.

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