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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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VISTI PER VOI Al Mengoni la capinera di Verga… non canta più

Dolore e monacazioni forzate, in Sicilia, non nella Monza manzoniana

Quando l’alternativa al dolore è la pazzia. Quando nessuno può dirsi perfettamente innocente. Tranne la donna, come sempre. Costretta a subire. Ieri come oggi.

Da un romanzo epistolare, forse di carattere autobiografico, opera prima di Giovanni Verga.

Una storia di sofferenza e incomprensioni familiari ambientata nella Sicilia dell’Ottocento.

Con la regia di Guglielmo Ferro. Già regista assistente con Mario Missiroli, Sandro Sequi, Lamberto Puggelli e Antonio Calenda, consulente artistico del teatro Quirino Vittorio Gassman di Roma. Figlio, se non erro, del grandissimo Turi Ferro.

In scena Enrico Guarneri, poliedrico e versatile. Con lui Nadia De Luca, Rosario Marco Amato, Verdiana Barbagallo, Federica Breci, Alessandra Falci, Elisa Franco, Loredana Marino e Liborio Natali.

Grande opera letteraria, con trasposizione drammaturgica, presentata da una compagnia di rango. Una decina di persone, quante ormai capita assai di rado di vederne in scena.

Storia di una capinera è la narrazione della novizia Maria, sacrificata al convento (dalla tenerà età di sette anni) da una matrigna e da un padre che sceglie  “per il suo bene”.

Una tragedia del cinismo e dell’ipocrisia. Un adattamento di lusso. Con una compagnia numerosa e qualificata. Si direbbe quasi d’altri tempi. Con scene di grande suggestione e un ensemble affiatato, col calore dell’Etna nelle vene.

Spettacoli così riconciliano col teatro di tradizione che non tramonta mai.

Specie se in scena si propongono attori come Enrico Guarneri che evoca il miglior Turi Ferro.

E così Maria, come la capinera, si lascia morire di inedia. Incolpevole, come Ifigenia.

Sicilia, Sicania, Trinacria: terra di passioni grandi. Raccontate in grande.

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