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Martedì, 25 Giugno 2024
Inviato Cittadino

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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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VISTI PER VOI A volte ritornano. Come Edoardo Leo, che debuttò a Perugia nel 1994

“Ti racconto una storia”, tra musica e lavagne. Ma non sono quelle… di Beuys

Lo spettacolo inizia in ritardo perché – spiega l’attore romano – ne sono accadute di ogni colore: code, incidenti, imprevisti (Nobody Knows the Trouble I've Seen).

E, nella fretta di montare scene e collegare cavi, ci sono chitarre che non vanno e volumi sbagliati. Ma lo spettacolo comunque decolla.

Leo propone letture semiserie e tragicomiche. Pezzi autorali (Marquez) e uno strepitoso Baricco (riflessione dolce/amara su “come cambiare un pannolino” al neonato/pollo, amato/odiato, maledettamente incontrollabile per deiezioni anteriori e posteriori).

Testi e variazioni sul tema sono  farina del suo sacco, con aneddoti conditi di umanità, sia sul registro comico che su quello serio, civile (i Beatles) e perfino “lirico”.

Uno spettacolo modulare, che (probabilmente) cambia a seconda del luogo, del pubblico e delle circostanze. Offrendo uno spaccato antropologico, raccontando un modo di stare al mondo che è il nostro. Che è il suo.

Vengono messi alla berlina vezzi e vizi di noi italiani: la balla, l’aneddoto, l’esagerazione, la barzelletta “alla ricerca dell’autore perduto”, ascese e cadute dei rapporti personali e familiari. Con ironia e autoironia.

Edoardo Leo scende in platea e improvvisa. Parecchio. Coglie un nostro amico, in leggero assopimento su un palco degli Accademici, e lo perculeggia… amabilmente.

Poi ci regala un quarto d’ora di spettacolo in più. Istrionico. Sincero. Lo avremmo seguito all’infinito.

Per concludere: “Mi chiamo Edoardo Leo. Racconto storie. Ci sono sere, come questa, in cui sono felice di fare il mestiere più bello del mondo”.

Viene giù il teatro. Un pubblico festoso. Una serata che abbassa di molto l’età media degli spettatori. Un genere che non è affabulazione, non è cabaret.

È Edoardo Leo.

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