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A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

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PERUGINERIE C’era una volta, in via Enrico dal Pozzo, “L BINDLONE”

Fu generi alimentari e ferramenta. Poi venne Kandinsky Pub

A margine dell’incidente occorso al pub di via Enrico dal Pozzo

Le vicende di una città, sotto il profilo storico e antropologico, si ricostruiscono anche attraverso le circostanze che ne hanno contrassegnato l’evoluzione commerciale.

I locali oggi occupati dal pub hanno conosciuto un’evoluzione di sicuro interesse.

Prima di tutto il nome/soprannome. Quel luogo era un tempo chiamato Bindlo o anche Bindlone.

Ipotesi numero 1. Il lemma bindlo in perugino sta per 'sfaticato, fannullone, perditempo'. Chissà che forse non sia stato questo il soprannome/epiteto del primo gestore.

Una seconda vox populi sostiene che venisse così chiamato il genero dell’originario proprietario: un tale magro, spilungone, sfaccendato. E dal suo fare potesse derivare il termine bindlo.

In questa ipotesi si afferma il significato di ‘persona che va in giro senza far niente’. Da cui l’espressione gi a bindlo, ossia andare in giro a zonzo, senza coltivare attività precise, senza uno scopo.

Capita ancora di udire, come offesa o epiteto scherzoso Bindlo!, anche in senso complice.

Terza tradizione sull’eziologia del nome. Si racconta che, quando si trattò di illuminare l’insegna, si pensò di collocarvi una lampadina. All’elettricista che suggeriva di fissarvi un piatto portalampade, il proprietario, per risparmiare, avesse affermato Lascia l filo a pindlone (“lascia il filo a penzoloni”).

Il portalampada venne messo successivamente. Ed è quello che tuttora si vede, fortunosamente sfuggito alla damnatio memoriae che affligge persone e cose.

ALIMENTARI, VENDITA DI VINO, PUNTO DI RISTORO. La scritta sopra ingresso e vetrina (un tempo erano due ingressi) è rimasta quella originale. Recita CAFFÈ – VINI – LIQUORI – GENERI DIVERSI – CUCINA.

Riferiscono che si vendessero pasta, fagioli, vino sfuso… e si facesse ristorazione alla buona: cucina casareccia, economica. E anche panini di vario tipo. Questo fino agli anni Cinquanta del Novecento.

FERRAMENTA. Ricordo personalmente quando il luogo diventò ferramenta. Era frequentato da artigiani della Pesa e dintorni. Vi si vendevano anche attrezzi, materiali ferrosi, anche per l’edilizia.

POI ANNI DI CHIUSURA E PUB. Quindi la trasformazione in pub. Configurazione che il luogo mantiene fino ai nostri giorni. Con esiti, evidentemente, soddisfacenti.

Noterella storica, laudatio e funerali. Il luogo è immediatamente a valle dell’arco di San Simone dove si fermavano i funerali. Mi si dice che a questo punto il corteo sostava e, specialmente se il defunto era un personaggio di rilievo, c’era un oratore ufficiale, o più d’uno, che prendeva la parola per tesserne la laudatio funebris. Ossia vantarne i molti pregi e virtù.

La prossima volta, i detti/contraddetti, dettagli, e aneddoti in lingua perugina legati al luogo e alle circostanze

Foto - L'incidente al pub di via Enrico dal Pozzo

(Foto Sandro Allegrini)

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