rotate-mobile
Inviato Cittadino

Inviato Cittadino

A cura di Sandro Allegrini

Scrittore, giornalista, curatore di mostre e direttore di collane, esperto di teatro e di cinema, cultore di lingua e storia locale. Sandro Allegrini ha pubblicato studi di arte e letteratura sulla produzione di autori locali e nazionali. Dirige collane di biografie (“Umbri”), poesia, narrativa, critica e saggistica (“Lanterne”). È autore di oltre 80 volumi di storia locale e lingua perugina, editor di testi di prosa e poesia, artefice di documentari sui rioni cittadini. Membro della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, Accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, iscritto all’Ordine nazionale dei Giornalisti, è fondatore e coordinatore dell’Accademia del Dónca. Vincitore di premi nazionali per libri di carattere storico e biografico. Impossibile elencare tutte le sue opere. I volumi editi nel 2023 sono “Peppino Consalvi. Una vita a tutto gas” e “Mia zia Maria Callas dietro le quinte” (Morlacchi Editore).

Inviato Cittadino

PERUGINERIE Oggi giovedì grasso. Dolci di Carnevale, strufoli e frappe

Ecco l’origine delle due parole

Primo dolce tipico del carnevale: gli STRUFOLI. Ad altri il compito di entrare nello specifico delle preparazioni culinarie.

Ci limitiamo alla riflessione etimologica. Gli struf(o)li sono cosa affine, ma diversa, dalla preparazione partenopea degli struffoli (una effe in più): palline di pasta dolce, fritte e poi immerse nel miele, decorate con confettini colorati e frutta candita.

Il nostro STRUFLI richiama platealmente il verbo STRUFFÀ che sta per “strofinare”. Tant’è vero che la pasta, prima di essere tagliata a pezzetti, viene lavorata, “strofinata-strusciata” sulla spianatoia (in perugino spianatora). Sarebbe come dire: “strofinali!”.

Si ricorda incidentalmente che il verbo struffà e il sostantivo struffata (“strofinata”) si riferiscono anche al settore erotico-affettivo, intendendosi per tale una intima carezza tra fidanzati o aspiranti tali.

Questo dolce, che spesso si trova per tutta la durata del Carnevale, è di rigore per martedì e giovedì grasso.

Si cominciavano a fare per la Festa di S. Antonio abate (17 gennaio) in quanto il santo, protettore degli animali, era molto sentito in ambiente contadino e, nell’occasione, era necessario far festa con qualche dolcezza. Per allietare una vita grama e densa di amarezze.

Farina, uova, olio o strutto per friggere erano comunemente a disposizione delle famiglie rurali. Ovviamente, al posto del rum o del mistrà, che all’epoca erano elementi rari e costosi, si rimediava con un goccio di vino.

Le frappe. Altro dolce di precetto per il carnevale sono le FRAPPE. Anche dette (altrove) “sfrappe, chiacchiere, bugie, cenci, lattughe”.

Si legge che l’origine risalirebbe al francese frapper che significa colpire/rompere, in riferimento allo scrocchiare prodotto quando le si mangia (ed è questo anche il senso evocato nel “chiacchierare” del rumore prodotto dalla masticazione)

La parola perugina è più attenta al momento della preparazione che a quello del consumo. Quindi la derivazione  dal latino  FRANGO, “spezzettare” la pasta per la frittura.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

PERUGINERIE Oggi giovedì grasso. Dolci di Carnevale, strufoli e frappe

PerugiaToday è in caricamento